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Finirà mai di stupirci questo Papa?
Ad Assisi è riuscito a riunire tutti: oltre l'80 per cento dei cittadini del mondo era rappresentato. C'erano i massimi esponenti delle Fedi, i politici, l'alta diplomazia. Ma soprattutto c'era la gente. C'erano i suoi giovani che "avevano vegliato tutta la notte" ed il tifo da stadio da loro scatenato nel momento del saluto che Giovanni Paolo II ha dedicato loro ("Giovanni Paolo, Giovanni Paolo" urlavano nel tendone) è stato un momento di commozione generale. Un momento di commozione anche per lui, Papa della gente.
Sul trono, appoggiato ad una mano mentre ascoltava i vari interventi, quel Papa mai domo, sembra trovare sempre un'idea, un'illuminazione per noi credenti.
Il mondo si auto-uccide. Nel nome delle Fedi si contrastano uomini e nazioni, fino a far scorrere il sangue, fino all'odio. Ed allora Wojtyla convoca tutti, trova quelle radici comuni nelle Fedi che possono far rinascere la speranza. Che possono trovare nuove ragioni, alimentare la discussione contro le armi.
A volte viene da pensare mentre scriviamo cronache di uccisioni continue in Palestina, in Afghanistan, in tante altre parti del mondo, che una mattina mettendoci alla macchina da scrivere per riportare ciò che di brutto sta avvenendo, possa arrivare la notizia che quel Papa ha deciso di andare lì, proprio dove l'odio sta compiendo qualche atto estremo, a frapporre fisicamente il suo corpo immacolato tra i proiettili, tra la gente che si combatte. E chissà se solamente l'età, la malattia e forse niente altro, lo trattengono a Roma, non lo fanno veramente scendere in prima linea, perché le armi tacciano e i cuori parlino.
Non si arrende, comunque, Wojtyla. Costruisce nuove prime linee. Le sue. Le nostre. Assisi è una di queste. Un "fronte" di amore. Di speranza.
Anche il Papa ha un sogno. Diverso da quello eppur straordinario di Martin Luther King. Perché il sogno del Papa va oltre l'uguaglianza, incontro alla pace, al diritto alla vita, al rispetto delle anime. E quel sogno, che Lui cerca di far diventare realtà, deve essere motivo di riflessione per tutti noi. Di unione, per tutti noi. E quando più volte ha detto che ognuno può fare qualcosa, quel Papa ci invitava, ognuno nel nostro piccolo, a fare veramente qualcosa, a dare qualcosa, a parlare di qualcosa.
E' questa la grande missione. Unire la gente, i cuori, le aspirazioni. "La pace è un dovere" dice ad Assisi. Si richiama ad un' "alleanza mondiale in nome di Dio" e il rappresentante ebraico, iniziando il proprio intervento, afferma voltandosi verso di lui: "Solo tu potevi riunire tutti noi. Solo tu, Giovanni Paolo II, potevi riuscire a farlo".
Diceva Oscar Wilde: "E' un peccato che noi teniamo conto delle lezioni della vita solo quando non ci servono più a niente".
Wojtyla oggi va oltre la vita. E per la vita suona a raccolta le sue campane. E gli altri uomini di Fede gli rispondono suonando le loro. Che rispondano adesso anche gli uomini di buona volontà che guidano il mondo degli umani.
Rimane il rammarico che un giorno quel polacco venuto da lontano non ci sarà più. Ma sovvengono le parole del poeta: "Penso sempre a quanti furono veramente grandi, a quanti in vita lottarono per la vita e portarono in cuore un fuoco perenne. Nati dal sole percorsero un breve tratto verso il sole, lasciando nell'aria viva il segno del loro onore".
Quel segno Wojtyla l'ha già lasciato.
Pierguido Cavallina
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