| |
Non sembra essere stanco Wojtyla. Il Papa che ha traghettato la Chiesa nel Terzo Millennio - e che ha lasciato la sua impronta indelebile sul secolo appena trascorso - ha già tracciato le linee nelle quali si muoverà il suo successore. Lo ha fatto con tre mosse: ha nominato a settembre 2000 il cardinale Giovanni Battista Re a capo della Congregazione dei vescovi, scompaginando gli equilibri della Curia romana; ha firmato - al termine del Giubileo - la lettera apostolica Novo millennio ineunte (All'inizio del nuovo millennio), nella quale ha ribadito con forza i cardini del proprio pensiero anche nei punti più controversi e dibattuti; ha ridisegnato la geografia del Conclave che eleggerà il prossimo pontefice, nominando 44 nuovi cardinali (di cui soltanto sette italiani) nel Concistoro del 21 febbraio.
La centralità di Roma è ormai un lontano ricordo. Il Papa venuto dall'Est ha completato la sua rivoluzione all'interno della Chiesa: i nuovi cardinali sono l'espressione di un cattolicesimo lanciato all'offensiva su tutti i continenti. E decisivo nel Conclave wojtyliano è il peso dei porporati extraeuropei. Giovanni Paolo II continua a dividere: non è un Papa del "pensiero debole". Dopo la crociata anticomunista, il suo nemico principale è quel relativismo e indifferentismo di cui sembra soffrire il pragmatismo laico delle società post-industriali. E le polemiche non mancano: su bioetica, contraccezione, aborto, fecondazione artificiale, eutanasia le divisioni appaiono nette, quasi inconciliabili.
Il mondo laico accusa la Chiesa di difendere posizioni di retroguardia - come nel caso della contraccezione, della clonazione di cellule staminali, della fecondazione eterologa - o di occuparsi di questioni che esulano dalla sua sfera d'intervento. Il suo successore si muoverà nella stessa direzione?
All'interno della chiesa è da anni in corso una dura lotta tra due poli: uno conservatore costituito da un'alleanza ibero-americana e da un blocco che fa capo alla Curia romana dominata dagli italiani; l'altro che raggrupperebbe i cardinali di orientamento riformista, provenienti dall'Europa occidentale e dal Nordamerica. Le nuove nomine decise da Wojtyla rafforzano il primo schieramento e indeboliscono il secondo. I nomi che sono cominciati a circolare per la sua successione - anche trasversali agli schieramenti - sono molti: gli italiani Dionigi Tettamanzi, Camillo Ruini, Giovanni Battista Re, Angelo Sodano, Silvano Piovanelli, Giacomo Biffi e - molto difficile - Carlo Maria Martini (sarebbe il primo Papa gesuita); i latinoamericani Maradiaga, Carrera, Trujillo, Hoyos e Ortega; i francesi Lustiger, Eyt ed Roger Etchegaray; i mitteleuropei Schoenborn, Joseph Ratzinger, Vlk; gli africani Arinze e Gantin.
Ma rincorrere i nomi dei papabili è impresa improba e forse un po' inutile: nel '78 nessuno aveva inserito il cardinale di Cracovia nel toto-Papa. E si sa che chi entra Papa…
Si può forse tentare un profilo: non troppo giovane (Wojtyla aveva 58 anni quando è stato eletto, guida la Chiesa dal '78 e in molti all'interno del Vaticano reputano 22 anni un periodo troppo lungo), poliglotta, capace di comunicare, con forte carisma. E, forse, italiano.
|
|
|