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Settimana dal 29 ottobre al 4 novembre
"Senza più armi"
Da papa Wojtyla arriva un accorato grido di pace

E' questa un'altra settimana di strage in cui fanatici islamici massacrano dei cristiani. Il Papa invia un telegramma di cordoglio alle famiglie delle vittime e condanna l'atto malefico. Il presidente della Cei, Camillo Ruini, ricorda in una preghiera le vittime del terrorismo.

Sul Messaggero del 29 ottobre si legge del Papa: "Ha pregato la Madonna per le vite innocenti immolate in Afghanistan e per quelli che continuano a patire violenza e morte in Terra Santa. Per le vittime afghane: In questo momento affidiamo in special modo alla materna protezione della Vergine Santissima le popolazioni dell'Afghanistan: possano essere risparmiate vite innocenti e vi sia da parte della comunità internazionale un aiuto tempestivo ed efficace per i tanti profughi, esposti a privazioni di ogni genere mentre ci si sta inoltrando nella stagione inclemente. Parole del Pontefice anche per il Medio Oriente: Non possiamo neanche dimenticare quanti continuano a patire violenza e morte in Terra Santa, in particolare nei Luoghi santi, tanto cari alla fede cristiana. Possa Maria, Regina della Pace, aiutare tutti a deporre le armi e ad intraprendere finalmente con risolutezza il cammino verso una pace giusta e duratura".

Sull'Avvenire del 30 si legge "Giustizia per i cristiani massacrati, non vendetta. È la richiesta che viene dalla Chiesa pakistana, attraverso le parole del vescovo Andrew Francio, dopo il massacro dei fedeli ad opera di un commando di estremisti islamici. Il Papa ha espresso profondo dolore per il sangue versato e ha formulato l'auspicio che ogni popolo abbia una terra e ogni persona possa vivere in pace".

Sulla Stampa del 2 novembre una preghiera per le vittime del terrorismo. "A intonarla è stato il presidente della Cei, Camillo Ruini, che ha celebrato l'annuale ricorrenza dei defunti a nome del Papa. Il tempo che noi viviamo, specie questi ultimi mesi, è caratterizzato - ha detto il cardinale - da eventi gravi e tragici. Eventi che fanno temere per il presente e il futuro. Questi eventi, però, ci aiutano a ricordare le cose che veramente contano nella vita e soprattutto ci aiutano a ricordarci che il mondo non è nelle nostre mani, ma per nostra fortuna nelle mani di Dio. Ci aiutano a ricordare che Dio può ricavare il bene anche dal male e salvare ciascuno di noi e l'intera famiglia umana. Dunque, Ruini ha invitato i fedeli presenti, preghiamo per la pace nel mondo, perché il mondo stesso sappia trovare in Dio il suo autentico punto di unità e la forza per operare il bene".

E una preghiera per la pace da parte del cardinale Carlo Maria Martini . Su Repubblica del 3 si legge "Il Signore conceda a tutti noi di essere operatori di pace. Di difendere la pace in ogni angolo della terra e per questo di superare diffidenza e odio e ogni forma di discriminazione. Non possiamo non pensare alle tante minacce alla pace e alla sicurezza che ancora gravano sull'umanità".

Sulla Stampa del 4, paura del Vaticano per la messa di natale "Le celebrazioni di Natale in San Pietro sono il cuore del timore vaticano per un gesto terroristico contro il centro della cristianità mondiale. Per un duplice motivo: perché la messa di mezzanotte celebrata dal Papa in basilica, e - la mattina dopo - l´Angelus con il messaggio Urbi et Orbi, alla città e al mondo, radunano grandi folle; e perché un gesto compiuto in quel periodo assumerebbe una valenza simbolica grandissima. Da tempo il Vaticano è un obiettivo sensibile. Lo conferma il sottosegretario Mantovano: Al di là del Tevere, da tempo, anche prima dei fatti dell'11 settembre, esiste una sorveglianza intensa. Tuttavia al momento non ci sono segnali precisi, di dettaglio che, per ragioni concrete, fanno ritenere elevato questo pericolo. Il livello di attenzione comunque rimane costante, ma, ribadisco, non è di allarme. Però la crisi attuale, alle antenne di oltre Tevere, comincia a mostrare segni di una qualità diversa rispetto a quelle passate in cui Occidente e Islam si confrontavano. Il massacro di cristiani di una settimana fa, in Pakistan, ha costituito un segnale tremendo. Un messaggio sanguinoso, reso ancora più inquietante dall'assenza di rivendicazioni. E´ stato letto da parte dei Palazzi vaticani come un´escalation ulteriore nel tentativo di trasformare il conflitto in una guerra di religione; o di trascinare la religione nel conflitto. Per questo anche ieri il cardinale Francis Grinze, Presidente del Pontificio Consiglio per il dialogo ricordava che la guerra e la violenza intraprese in nome della religione sono contrarie al vero spirito della religione e possono mettere in pericolo la sua stessa esistenza, ripetendo un tema che il Pontefice non si è stancato di ribadire dall´11 settembre in poi".

Cinzia Bianchino/grandinotizie.it/4 novembre 2001


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