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Settimana dal 24 al 30 settembre
Attacco o difesa?
Il Vaticano e la risposta armata al terrorismo. Dichiarazioni e smentite

Wojtyla prega per il genocidio del popolo armeno e conclude, in questa settimana, un viaggio tra i dolori e le tragedie della storia. La stampa interpreta le dichiarazioni del Vaticano sull'autodifesa dal terrorismo come luce verde all'attacco armato degli Usa. Arrivano i chiarimenti del portavoce Joaquin Navarro-Valls. Si apre il decimo sinodo dei Vescovi.

Sul Mattino 25 Joaquin Navarro-Valls ha espresso la posizione del Vaticano in merito ad una possibile risposta armata da parte degli Stati Uniti e dei suoi alleati contro i presunti mandanti degli attentati dell'11 settembre. "È certo che se qualcuno ha fatto un grave danno alla società e vi è pericolo che se resta libero possa colpire ancora - ha detto il portavoce vaticano - si ha il diritto di organizzare l'autodifesa anche se si scelgono mezzi che possono essere aggressivi". Parole, queste, che generano uno stupore diffuso tra tutti i mezzi di informazione.

Intanto, continuano gli appelli alla pace.
Sul Messaggero del 26 in riferimento alla lotta al terrorismo, il cardinale Walter Kasher, responsabile per l'ecumenismo, "ha scongiurato che si compia un bagno di sangue nell'Afghanistan, si è detto d'accordo che bisogna bloccare i terroristi perché non proseguano con i loro crimini, aggiungendo che bisogna intervenire altrimenti diventiamo tutti loro ostaggi". L'arcivescovo Leonardo Sandri dice: "Il Papa rispetta l'Islam e si pone sul piano della pace che è un bene supremo".
Su Repubblica del 27 il Papa implora: "Ascolta o Signore l'invocazione dei morti dagli abissi, ascolta il grido del sangue innocente. O Giudice dei vivi e dei morti abbi pietà di noi. Davanti alla fiamma eterna del memoriale di Tzitzernagaberd il vecchio pontefice di Roma prega per le vittime del genocidio armeno. Ricorda le parole di Benedetto XV in difesa del popolo armeno condotto alla soglia dell'annientamento. S'interroga sul demone del male sempre pronto a risorgere: Profondamente turbati dalla terribile violenza inflitta al popolo armeno - esclama - ci chiediamo con sgomento come il mondo possa ancora conoscere aberrazioni tanto disumane. Il patriarca Karekin II domina a fatica la commozione, piangono i chierici, singhiozzano molti dei presenti. Charles Aznavour, chiamato a cantare l'Ave Maria di Gounod, regge il microfono con la mano scossa dall'emozione".
Sul Corriere della Sera di venerdì 27 il cardinale ritorna a parlare di islam e guerra, dicendo:"Dobbiamo impedire l'ipotesi drammatica di uno scontro di civiltà. Talvolta se ne parla come fosse inevitabile, ma è evitabile e deve essere evitato".

Sulla Stampa del 28 il portavoce della Santa Sede "corregge i toni dell'intervista di qualche giorno fa che provocò stupore e reazioni; in particolare perché veniva subito dopo una dichiarazione, di mano del Papa, molto meno interventista. Ieri a Etchmiadzin, il Vaticano armeno, durante l'ultima messa di Giovanni Paolo II in questa terra, Joaquin Navarro ha spiegato: Chi vede il Papa pacifista a oltranza o interventista si sbaglia. Il Papa ha voluto sottolineare che queste azioni che si stanno preparando non devono essere un confronto con l'Islam. Non solo non devono esserlo, ma non lo sono". Per quanto riguarda le affermazioni sulla legittima difesa che la stampa ha interpretato come un appoggio della Chiesa alla risposta armata, così replica il portavoce del Vaticano "Questa è una semplificazione ingiustificata, perché equivarrebbe a dire: fate quello che vi pare, ma non è così. Perché i principi dell'etica della legittima difesa tengono conto di vari elementi, fra cui quello della proporzionalità della risposta, e della perdita di vite innocenti. La legittima difesa in nessun modo giustifica i titoli fatti dalla televisione, dalle radio e dai giornali come una luce verde per un attacco, perché per altro non si tratta di un attacco ma di prevenzione attiva contro una minaccia che già si è manifestata nell'orrore di due settimane fa e che potrebbe ripetersi".


SuAvvenire del 29 spazio al decimo Sinodo dei Vescovi che si apre il domenica 30 e terminerà il 27 ottobre. L'assemblea ordinaria è "particolarmente importante non solo per il ruolo che il vescovo ha nella Chiesa come pure nella società, ma anche perché si svolge all'alba del nuovo millennio. Sarà inevitabile infatti interrogarsi, tra l'altro, su quali sentieri stia camminando l'umanità e verso quali traguardi sia diretta, al fine di contribuire al farsi della storia con la forza del Vangelo. Punto di riferimento principale dei lavori sinodali sarà - come ha già rilevato il Santo Padre - il Concilio Vaticano II nei cui testi è ampiamente illustrata la missione dei Vescovi".
Il tema, come si legge sul Corriere della Sera del 30 è stato scelto dal Papa ed è "così formulato: Il vescovo servitore del Vangelo di Gesù Cristo per la speranza del mondo. Dallo strumento di lavoro - una specie di traccia per il dibattito, messa insieme consultando gli episcopati nazionali - si intravede un vescovo che sarà insieme più alla mano e più apostolo: più accessibile e più capace di parlare ai lontani. Insomma, un vescovo sul modello di Papa Wojtyla: va in montagna a sciare e scherza con i giovani; ma è anche l'apostolo del mondo e visita sinagoghe e moschee. Dunque, maggiore vicinanza dei vescovi alla base e più slancio verso l'esterno".

Intanto, il Papa ha lasciato la residenza estiva di Castelgandolfo. Sul Messaggero di domenica si legge "Il sindaco di Castelgandolfo, Maurizio Colacchi, accompagnato dai dodici componenti del Consiglio comunale, si è recato in mattinata nel palazzo pontificio per porgere, come è consuetudine, a Giovanni Paolo II il saluto di commiato dell'intera cittadina. In un breve discorso il sindaco ha ricordato come la permanenza del Santo Padre a Castelgandolfo, motivo di gioia per tutti i cittadini, sia stata turbata dalla grande tragedia che ha colpito gli Stati Uniti d'America e che rischia di innescare reazioni a catena di portata incalcolabile. Maurizio Colacchi ha inoltre espresso al Pontefice, a nome del popolo castellano, la profonda ammirazione, la sincera solidarietà ed il grande affetto che ciascuno di noi nutre nei suoi confronti.

Cinzia Bianchino/grandinotizie.it/30 settembre 2001


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