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La settimana dal 21 al 27 maggio 2001
Principi a rapporto
Il Papa chiama a raccolta il suo Senato per il Concistoro

"Cosa significa essere cristiani e seguaci di Cristo all'inizio del XXI secolo, in un mondo profondamente cambiato dopo le grandi trasformazioni tecnologiche e di costume, che hanno introdotto nelle persone un modo nuovo di comportarsi e di relazionarsi? È questo - scrive su il Nuovo (21 maggio) Alceste Santini - l'interrogativo a cui gli oltre 160 cardinali dei cinque continenti, su 183, sono chiamati a rispondere perché convocati dal Papa in un Concistoro straordinario in Vaticano per confrontarsi sul tema: "Prospettive della Chiesa per il terzo millennio".
"E' significativo - commenta Santini - che Papa Wojtyla abbia richiamato all'Angelus di domenica "la spinta apostolica del Cenacolo e del primo Concilio di Gerusalemme che aprì la Chiesa ai pagani "per indicare che "così occorre fare anche in questo Concistoro".

"La prima sessione del Concistoro straordinario - registra il 22 maggio Marco Politi su La Repubblica - ha mostrato la grande voglia di partecipazione da cui sono animati questi senatori della Chiesa cattolica, che per la più parte dirigono diocesi in ogni angolo del pianeta. Con una sua iniziativa Wojtyla è riuscito a dare loro la carica".

Nelle sessioni successive emerge con chiarezza che uno dei temi che stanno a cuore alla maggioranza dei cardinali è la collegialità. "Il cardinale di Londra Murphy O'Connor - riporta Luigi Accattoli sul Corriere della Sera (23 maggio) ha chiesto "un riesame serio del metodo di lavoro dei Sinodi" perché l'attuale "non è adeguato" alle esigenze della collegialità, che ha riassunto con la formula: "Mai Pietro senza gli undici (gli altri apostoli, ndr) mai gli undici senza Pietro". E in un intervista sul quotidiano di via Solferino parla di collegialità anche Godfried Dannels. Il cardinale belga esalta l'importanza del dialogo e dello scambio di opinioni: "E stata una sorpresa che ci ha fatto il Papa. essere convocati a dire la nostra su tante questioni. Le opinioni sono state dette per quanto è possibile in tre giorni. Ma è stato solo un piccolo passo verso l'impresa che ci è davanti e che è quella di realizzare un'articolazione più efficace tra quattro elementi: la Curia romana, le conferenze dei vescovi, i Sinodi e il Concistoro dei cardinali".

Oltre alla importanza delle questioni che papa Wojtyla ha posto dinnanzi ai sui "principi", la curiosità con cui il mondo ha guardato a questo Concistoro si spiega con le attese circa i frutti che l'autunno del pontificato wojtyliano può portare alla Chiesa cattolica e lasciare in eredità al suo successore.
Alcuni intravedono nella sorprendente convocazione del Senato ecclesiastico la volontà del Pontefice di osservare da vicino i candidati alla sua successione

"Il futuro Papa è arrivato ieri a Roma mescolato agli altri cardinali - scrive il 21 maggio Marco Politi su La Repubblica -. Parla un paio di lingue, conosce bene i problemi del Terzo mondo e la crisi della fede in Occidente, è favorevole a moderate riforme senza rompere con i tradizionalisti. E' visibile ma non porta sul bavero nessuna etichetta. Come un gioco di specchi può essere tutti o nessuno.....E' un'idea geniale di Karol Wojtyla - osserva - l'aver convocato una riunione straordinaria di coloro che dovranno eleggere il suo successore. In altre epoche papi regnanti hanno tentato di piazzare in pole position il proprio favorito, ma nessuno aveva concepito l'idea di chiamare tutti gli elettori ad una libera discussione. Invece Wojtyla ha guardato più in là, ha voluto che elettori e candidati in incognito si affrontino parlando liberamente della piattaforma del pontificato successivo".

"Papa Wojtyla - scrive su Il Mattino Franco Cardini - sa bene di essere alla fine del suo entrato nella fase conclusiva del suo pontificato e della sua esistenza terrena. È una fase che potrebbe ancora durare a lungo, ma è ovvio che il Pontefice si stia preparando, e non da ieri, ad abbandonare il trono e la vita. Vuol farlo nel migliore e nel più opportuno dei modi: per se stesso e per la Chiesa.....A noi questo Concistoro suggerisce quasi l'immagine di un Conclave celebrato in presenza di un pontefice".

Il Sole 24 Ore (25 maggio) titola addirittura "Il Concistoro della "successione"". Scrive Giancarlo Zizola: "L'impressione è che il Concistoro...è servito a mettere sui binari la preparazione della successione, a far conoscere personalità nuove e a favorire la formazione degli schieramenti. Per la prima volta un papa ha potuto intervenire nel dibattito sulla propria successione".

"Era un suo desiderio", ricorda Zizola: ""Come sarebbe bello per un papa poter assistere alla sua successione", aveva detto una volta Wojtyla".

Sul Corsera del 25 maggio anche Luigi Accattoli lega la questione della successione alla riforma della Chiesa Cattolica. "Poco importa se la riforma la farà questo Papa o il suo successore. Ora - a Concistoro concluso - sappiamo che si farà. Tra i cardinali che l'hanno sollecitata, ve ne sono di tutti gli orientamenti. Certo vi sono i Kasper, i Lorscheider, i Martini, i Murphy-O'Connor e i Silvestrini, che sono - o potrebbero essere - favorevoli addirittura alla convocazione di un nuovo Concilio, ma vi sono anche i Danneels, i Law, i Maradiaga e i Poupard che all'ipotesi di un nuovo Concilio sono contrari. Forse questo Concistoro ha fornito un elemento utile ad aggiornare la tipologia dei "papabili": andranno cercati tra i cardinali che vogliono più collegialità, ma non si avventurano a sognare un nuovo Concilio".

Grande esclusa dai lavori dell'assemblea cardinalizia è stata la stampa.
Lo denuncia anche il cardinale Ersilio Tonini: "Come prima cosa nel mio intervento dirò: Che peccato che i media non possano seguire direttamente il nostro stare insieme, perché vedrebbero quant'è bello questo ritrovarci". (La Stampa - 24 maggio)

"E' stato il Concistoro meglio riuscito all'interno e peggio comunicato all'esterno, tra i sei tenuti fino a oggi - scrive ancora Accattoli (Corsera - 25 maggio) -. Forse il black out informativo è dovuto al fatto che c'erano all'ordine del giorno questioni di governo e di riforma. Come ha denunciato il cardinale Danneels, la "cultura del dibattito" non ha ancora piena cittadinanza nella Chiesa".

Grandinotizie.it/ 28 maggio 2001 ore 15:04


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