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Karol WojtylaKarol Wojtyla Giovanni Paolo II
"Per il futuro dell'umanità sono fondamentali l'amore rettamente inteso e il sacramento del matrimonio. Con sempre maggiore insistenza si affacciano progetti che pongono gli inizi della vita umana in contesti diversi dall'unione sponsale tra l'uomo e la donna e sono progetti spesso sostenuti da giustificazioni e mediche e scientifiche".
(La Stampa - 1 giugno 2001)


  Franco Cardini
"Qualcuno ha detto che la Chiesa romana non è mai tanto tradizionalista come quando si presenta sotto spoglie rivoluzionarie. Potrebbe essere una splendida definizione di questo Papa che ha segnato di sé la nascita del secolo e del millennio nuovi".
(Il Mattino - 23 maggio 2001)


  Marco Politi
"Il futuro Papa è arrivato ieri a Roma mescolato agli altri cardinali. Parla un paio di lingue, conosce bene i problemi del Terzo mondo e la crisi della fede in Occidente, è favorevole a moderate riforme senza rompere con i tradizionalisti. E' visibile ma non porta sul bavero nessuna etichetta. Come un gioco di specchi può essere tutti o nessuno.....E' un'idea geniale di Karol Wojtyla - osserva - l'aver convocato una riunione straordinaria di coloro che dovranno eleggere il suo successore. In altre epoche papi regnanti hanno tentato di piazzare in pole position il proprio favorito, ma nessuno aveva concepito l'idea di chiamare tutti gli elettori ad una libera discussione. Invece Wojtyla ha guardato più in là, ha voluto che elettori e candidati in incognito si affrontino parlando liberamente della piattaforma del pontificato successivo".
(La Repubblica - 21 maggio 2001)


  Oscar Rodriguez Maradiaga
"Nella Novo millennio ineunte il Papa ci ha chiesto di recuperare lo slancio dei cristiani del primo secolo. E oggi, per certi versi, circondati come siamo da una cultura neopagana, siamo nella condizione degli inizi".
(il Giornale - 24 maggio 2001)

  Oscar Rodriguez Maradiaga
"L'ecumenismo è uno degli obiettivi primari del Papa, e molti di noi (cardinali, ndr) sono convinti che la strada del nuovo millennio passa per l'unità dei cristiani. Vogliamo che la nostra Chiesa si converta a questo appello all'unità pronunciato da Gesù".
(il Giornale - 24 maggio 2001)

  Godfried Daneels
"Il Concistoro è stata una sorpresa che ci ha fatto il Papa, essere convocati a dire la nostra su tante questioni. Le opinioni sono state dette, per quanto è possibile in tre giorni. Ma è stato solo un piccolo passo verso l'impresa maggiore che ci è davanti e che è quella di realizzare un'articolazione più efficace tra quattro elementi: la Curia romana, le conferenze dei vescovi, i Sinodi e il Concistoro dei cardinali".
(Corriere della Sera - 24 maggio 2001)

  Aloisio Lorscheider
"Il Papa ha fatto molti sforzi per cambiare le cose, non credo tuttavia che ci sia riuscito. Una certa centralizzazione nella Chiesa non sembra attualmente tener conto di alcune decisioni conciliari. La collegialità auspicata dal Vaticano II è ben lontana dalla realtà" .
(Corriere della Sera - 22 maggio 2001)

  Achille Silvestrini
"Il Papa sta spingendo il piede sull'acceleratore, portando la Chiesa a misurarsi con grandi sfide...Sta esprimendo grandi energie nel concentrarsi sugli obiettivi di fondo della Chiesa nel mondo contemporaneo. Accade l'opposto di chi pensava che le sue forze sarebbero diminuite".
(La Repubblica - 21 maggio 2001)

  Achille Silvestrini
"Con il suo pellegrinaggio straordinario in Grecia il Papa ha mostrato come la Chiesa cattolica sia investita della missione del dialogo ecumenico più delle altre comunità cristiane. E non è un fatto di dimensione o di possanza. E' il ruolo della ''sorella maggiore" che chiama le altre Chiese sorelle all'incontro, alla riconciliazione, alla collaborazione...Il Papa, nel suo viaggio ad Atene, ha dimostrato di muoversi per risanare le ferite. In Grecia ha chiesto perdono agli ortodossi per il sacco di Costantinopoli, a Praga perdono per il rogo di Jan Hus, in Francia per la notte di san Bartolomeo. Con lui la Chiesa cattolica si rivela come una sorella maggiore umile e consapevole di aver esercitato in passato un imperio, che ha lasciato nelle Chiese sorelle dissensi teologici, tensioni, cicatrici".
(La Repubblica - 21 maggio 2001)

  Karol Wojtyla
"Vent'anni fa (13 maggio 1981, ndr) fui salvato dalla Madonna di Fatima".
(La Repubblica -14 maggio 2001)

  Karol Wojtyla
"In Medio Oriente assistiamo ad una assurda spirale di violenza. Tutte le persone, in particolare coloro che sono responsabili della comunità internazionale, hanno il dovere di aiutare le parti in conflitto a rompere l'immorale catena di provocazioni e prappresaglie".
(Corriere della Sera- 14 maggio 2001)

  Enzo Biagi
"Wojtyla ha combattuto e combatte contro tutto quello che umilia la persona: anche contro il capitalismo egoista. Ha guardato al mondo con occhi liberi dal pregiudizio e attenti alla realtà; e ha fatto tanto per cambiarlo. Sono caduti non solo muri ma anche barriere ideologiche. E l'intolleranza e il rancore hanno lasciato segni anche sul suo corpo".
(Corriere della Sera- 10 maggio 2001)

  Marco Tosatti
"Il primo viaggio post-giubileo di Giovanni Paolo II rappresenta un pellegrinaggio fondamentale nella strategia di questa tarda stagione del pontificato, tutta tesa a gettare le basi per ricomporre un'unità frantumata con le chiese ortodosse, e a non inasprire il confronto con l'Islam".
(La Stampa- 10 maggio 2001)

  Karol Wojtyla
"Il futuro della pace nel mondo dipende dal rafforzamento del dialogo e della comprensione fra le culture e le religioni".
(La Repubblica - 10 maggio 2001)

  Karol Wojtyla
"Ho voluto incoraggiare i credenti e tutte le persone di buona volontà a promuovere il rispetto per la dignità di ogni essere umano e ad operare per un ordine internazionale basato sul rispetto del diritto e sulla solidarietà verso i meno fortunati".
(La Repubblica - 10 maggio 2001)

  Carlo Azeglio Ciampi
"Il suo appello a Quneitra ha evocato la necessità di una mobilitazione delle coscienze perché la pace si affermi in Medio Oriente".
(La Repubblica - 10 maggio 2001)

  Moussa Daoud
"Con la visita ad Atene il Papa ha iniziato ad abbattere un muro come quello di Berlino. Si apre una nuova pagina nella storia dei rapporti con l'ortodossia greca....Quella che ha compiuto in Siria ha fatto riscoprire al mondo la ricchezza spirituale e il patrimonio di fede delle Chiese orientali".
(Avvenire - 9 giugno 2001)

  Elio Maraone
"A Yehoshua non è affatto chiaro che non basta essere "fratelli maggiori" (gli ebrei) per meritare più dei "minori" (i musulmani)".
(Avvenire - 9 maggio 2001)

  Elio Maraone
""Ovunque, senza riguardo alla tradizione o all'appartenenza religiosa, il Papa porta con sé la profonda coscienza che tutti siano salvati e giungano alla conoscenza della verità; la coscienza dell'opera redentrice di Cristo, che si è attuata nel sangue versato per tutti gli uomini, senza distinzioni in credenti o non credenti. Il papa porta dappertutto con sé anche la coscienza della fraternità universale di tutti gli uomini" Queste parole - appartenenti ad un denso ed appassionato discorso rivolto da Giovanni Paolo II alla curia di Roma 21 anni fa - sono la sintesi illuminante di un progetto tuttora aperto, molto fondato sull'instancabile peregrinare "per annunciare il Vangelo, per incontrare l'uomo"".
(Avvenire - 9 maggio 2001)

  Luigi Accattoli
"La generosità con cui Giovanni Paolo II ha trattato la Siria si spiega con il rispetto della libertà religiosa di cui dà prova Damasco, ottima nel panorama dei Paesi arabi".
(Corriere della Sera - 9 maggio 2001)

  Karol Wojtyla
"Nel Medio Oriente restano molti e gravi ostacoli, ma il primo passo deve essere la salda convinzione che una risoluzione è possibile entro i parametri del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite. Rinnovo l'appello a tutte le popolazioni coinvolte e ai loro responsabili politici affinché riconoscano che lo scontro non ha mai avuto successo e mai lo avrà".
(Corriere della Sera - 9 maggio 2001)

  Fiamma Nirenstein
"Forse il Papa parlando ieri da Quneitra - luogo che ha ricevuto guerra, ma che ha anche lanciato un numero notevole di operazioni - ha pagato suo malgrado il prezzo politico, alto, della visita mistica alla moschea di Damasco. La diplomazia papale ha ottenuto soltanto che non ci fossero rappresentanti politici presenti; ma sebbene assente Assad si è dimostrato, nella scelta del luogo, un abile propagandista e anche un ospite interessato: cosa che non accadde nella precedente visita del Papa in Medio Oriente, quando la sua scelta di compiere un pellegrinaggio e non una visita politica fu in sostanza rispettata da ambedue le parti, da Israele e dai palestinesi".
(La Stampa - 8 maggio 2001)

  Abraham Yehoshua
"Devo ammettere che tutte queste richieste di perdono da parte del Papa un poco mi disturbano. Chiedere perdono a tutti è un po' come non chiederle a nessuno. Il gesto ripetuto più volte si banalizza, perde la sua unicità. E poi come ebreo vorrei dalla Chiesa di Roma una richiesta di perdono speciale, diversa da quella ai musulmani o agli ortodossi....La richiesta di perdono agli ebrei da parte del Papa (marzo 2000, ndr) è giunta troppi anni dopo l'Olocausto. E adesso non vorrei venisse ulteriormente sminuita da questa nuova ai musulmani".
(Il Corriere della Sera - 8 maggio 2001)

  Abraham Yehoshua
"Non posso non ammirare quest'uomo così vecchio e malato, visibilmente stanco che pure insiste nel voler viaggiare per la fratellanza tra i popoli. Sono contento che sia andato anche in Siria, male non può fare e magari aiuterà il dialogo. Però il Papa ha sbagliato a lasciarsi strumentalizzare dai siriani andando a Quneitra".
(Il Corriere della Sera - 8 maggio 2001)

  Alessio II
"Giovanni Paolo II non può contare su un invito in Russia da parte della Chiesa ortodossa russa. Una sua visita è improbabile in un futuro prossimo. Il principale ostacolo è l'espansione del cattolicesimo in Russia, Bielorussia, Ucraina, Kazakhistan, sullo sfondo di scuse e di appelli alla riconciliazione tra le differenti branche della cristianità".
(Il Giornale - 8 maggio 2001)

  Karol Wojtyla
"I cuori di cristiani e musulmani si volgano gli uni verso gli altri in fraternità e amicizia".
(La Repubblica - 7 maggio 2001)

  Igor Man
"Il Papa crede in quel che fa. Si sforza d'essere al di sopra delle parti ma non può essere neutrale sicché condanna la violenza contro l'uomo, contro i trattati internazionali. In verità nessuno può fermare il Papa".
(La Stampa - 7 maggio 2001)

  Felix Machado
"Rispetto a un certo scetticismo sull'efficacia dell'incontro con greco-ortodossi e musulmani, il Pontefice sta profeticamente annunciando il carattere irreversibile di una scelta epocale compiuta dal Concilio Vaticano II: quella del dialogo a tutto campo. Il Papa sa bene che dalla collaborazione tra i credenti possono scaturire importanti vittorie contro mali comuni come il materialismo, l'edonismo e la perdita di centralità dell'individuo nell'economia globalizzata di mercato".
(La Stampa - 7 maggio 2001)

  Haidar Abdel Shafi
"Il Papa si è dimostrato più lungimirante di tanti statisti. Non si è limitato ad evocare in termini generici una pace vera, ma ha anche indicato su quali basi questa pace dovrebbe fondarsi. Ha fatto riferimento alle risoluzioni Onu, la 242 la 338, ispirate al principio della "pace in cambio dei territori" arabi occupati da Israele nel 1967. Una pace che, assieme alla sicurezza di Israele, contempli il diritto dei palestinesi ad uno Stato indipendente, compatto territorialmente, senza alcun insediamento ebraico al suo interno, con Gerusalemme est come sua capitale".
(L'Unità - 7 maggio 2001)

  Luigi Accattoli
"Fin dall'inizio del Pontificato - quando si presentò al mondo con il motto "aprite le porte a Cristo" - apparve chiaro che il superamento delle frontiere era un elemento decisivo della sua avventura di uomo e del suo destino di Papa".
(Corriere della Sera - 7 maggio 2001)

  Sheikh Ahmad Kuftaro
"Non avrei mai immaginato di accoglierla un giorno in questa nostra moschea: è un fatto che va oltre la storia cui siamo abituati e che porterà buon frutto di pace".
(Corriere della Sera - 7 maggio 2001)

  Karol Wojtyla
"Per tutte le volte che i musulmani e i cristiani si sono offesi reciprocamente, dobbiamo cercare il perdono dell'Onnipotente e offrire il perdono gli uni agli altri".
(Corriere della Sera - 7 maggio 2001)

  Mahmoud Hammad Sheweita
"Per la verità speravo che questo Papa, che si è distinto per il suo coraggio e si è scusato con gli ortodossi in Grecia, facesse altrettanto in Siria scusandosi esplicitamente con i musulmani per le Crociate".
(La Repubblica - 7 maggio 2001)

  Karol Wojtyla
"E' tragico che i saccheggiatori (sacco di Costantinopoli 1204), che si erano impegnati a garantire ai cristiani libero accesso alla Terra Santa, si sono rivoltati contro i loro fratelli nella fede. Il fatto che erano cristiani latini riempie i cattolici di grande rincrescimento. Come possiamo non vedervi il mysterium iniquitatis (il peccato) all'opera nel cuore umano?".
(Corriere della Sera - 5 maggio 2001)

  Christodoulos
"Siamo molto contenti. Il Papa è stato molto gentile con noi e questo è un giorno importante per la Grecia".
(Corriere della Sera - 5 maggio 2001)

  Tahar Ben Jelloun
"Forse questo importante viaggio del Pontefice nella regione (mediorientale, ndr) potrebbe essere l'occasione per rimettere a posto le cose ed esigere che Gerusalemme resti città santa delle tre religioni e sia tenuta al di fuori dei giochi politici".
(il Venerdì - 4 maggio 2001)

  Padre Kromos
"Il Papa ha chiesto scusa agli ebrei, ai musulmani, a tutti. Prima di venire qui, doveva chiedere scusa anche a noi. O forse Giovanni Paolo II ritiene greci e ortodossi inferiori a tutti gli altri?"
(il Giornale - 4 maggio 2001)

Gianni Baget BozzoGianni Baget Bozzo Gianni Baget Bozzo
"La carica utopica che il papa polacco ha imposto al papato romano spinge il Papa a fare del messaggio di pace interreligiosa come mezzo di pace civile quasi una parte della missione petrina: sembra indicare il debordare del primato petrino dagli spazi del cattolicesimo e della stessa cristianità".
(il Giornale - 4 maggio 2001)

  Bernardo Valli
"Dopo la presenza massiccia, sovrana, di Giovanni Paolo II, la Chiesa rischia di restare senza volto. Un tempo si diceva che il nuovo papa sarebbe stato cercato "tra Martini e Biffi". Ossia al centro, in una posizione intermedia, tra il cardinale di Milano e il cardinale di Bologna: essendo uno il campione progressista e l'altro... Adesso si dovrebbe dire che il futuro papa sarà cercato "tra Martini e Sodano".... Il cardinale di Milano è un grande studioso e sprigiona un carisma che Sodano certo non ha".
(La Repubblica - 4 maggio 2001)

  Bernardo Valli
"Christoph Schoenborn, cardinale di Vienna...unisce prestanza fisica e fascino intellettuale...avrebbe insomma le qualità per essere il successore. Ma...non essere abbastanza anziano costituisce un handicap. Schoenborn ha cinquantasei anni e la prospettiva di un altro lungo pontificato può distogliere da lui l'attenzione dello Spirito Santo. A sessantasette anni, Dionigi Tettamanzi, cardinale di Genova, può essere l'uomo giusto. Lui è tra " Sodano e Martini"".
(La Repubblica - 4 maggio 2001)

  Bernardo Valli
"Il carisma personale di Karol Wojtyla ha nascosto il vuoto, che il successore dovrà riempire. Altrimenti il Vaticano, secondo uno scenario drammatico, diventerebbe la Santa Sede di una religione praticata in altri continenti".
(La Repubblica - 4 maggio 2001)

  Joaquin Navarro Valls
"Il Papa va in Grecia ispirato da ciò che unisce e non dimentica mai che il cristianesimo è una realtà che ha due dimensioni: quella Orientale e quella Latina".
(La Repubblica - 4 maggio 2001)

Carlo Maria MartiniCarlo Maria Martini Carlo Maria Martini
"I viaggi del Papa portano sempre un accrescimento, e non una stagnazione del dialogo ecumenico....Gli ortodossi temono un'estensione a loro danno del potere di Roma. Ma non li lascerà insensibili l'umiltà di un Papa pellegrino sui luoghi di Paolo. Il suo approccio così umano, spirituale, condiscendente. Insomma, il comportamento della persona del Papa riporterà l'attenzione sull'essenziale: la ricerca del mistero di Cristo che ci unisce profondamente con tutte le Chiese ortodosse".
(Corriere della Sera - 3 maggio 2001)

  Vittorio Messori
"Partendo lucidamente dalla constatazione che i valori come l'unità dei cristiani, il dialogo tra le religioni, la pace tra gli uomini hanno mostrato di non progredire con mezzi ordinari, questo Papa ha deciso di forzare le cose, di affidarsi al gesto profetico, alla prospettiva utopica, allo slancio del mistico. All'orgoglio del mondo contrappone l'umiltà, magari anche l'umiliazione della Chiesa....Pronto persino a caricare sulle spalle della Chiesa colpe non sue, sperando che una tale magnanimità spinga altri ad ammettere anche le lodo, di colpe".
(Corriere della Sera - 2 maggio 2001)


 
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