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Il 28 gennaio 2002 Giovanni Paolo II si scaglia contro il divorzio. E' un attacco a sorpresa e senza precedenti, almeno nella forma. Non usa mezzi termini, Wojtyla. Il divorzio è definito "una piaga per tutta la società civile. Il valore del matrimonio non può essere ritenuto l'oggetto di una mera scelta privata: esso riguarda uno dei capisaldi dell'intera società". Per questo il Papa ha chiesto esplicitamente agli "operatori del diritto civile e agli avvocati" sorta di obiezione di coscienza: "declinare" qualsiasi cooperazione "per una finalità contraria alla giustizia com'è il divorzio".
L'intervento di Wojtyla è d'altra parte coerente con il suo pensiero sociale. Per Giovanni Paolo II, la famiglia occupa un ruolo fondamentale. E' il nucleo etico della società, il riferimento costante, il modello per la costruzione di qualsiasi tipo di comunità. All'interno della famiglia i figli hanno un valore quasi sacrale. Per questo il divorzio va evitato a tutti i costi. Quando cade l'indissolubilità matrimoniale nascono "conseguenze devastanti che si propagano nel campo sociale come una piaga e influiscono negativamente sulle nuove generazioni dinanzi alle quali viene offuscata la bellezza del vero matrimonio".
A parlare è il Wojtyla ortodosso, quello della condanna senza appello dell'omosessualità ("atto contro natura") e delle crociate contro il riconoscimento del matrimonio tra gay. Nell'intervento contro il divorzio Giovanni Paolo II cerca di coinvolgere anche i giudici: "Gli ordinamenti non riconoscono un'obiezione di coscienza per esimerli dal sentenziare. Per gravi e proporzionati motivi essi possono agire pertanto secondo i principi tradizionali della cooperazione materiale al male. Ma anch'essi devono trovare mezzi efficaci per favorire le unioni matrimoniali, sopratutto mediante un'opera di conciliazione saggiamente condotta".
Era da tempo che Wojtyla non interveniva in modo così diretto su una questione sociale. I toni ricordano l'Evangelium Vitae (1995), l'enciclica in cui il Papa condanna aborto, eutanasia ed ingegneria genetica.
"Potrebbe quasi sembrare - ha detto ancora Wojtyla - che il divorzio sia talmente radicato in certi ambienti sociali, che quasi non valga la pena di continuare a combatterlo, diffondendo una mentalità, un costume sociale ed una legislazione civile a favore dell'indissolubilità". "Eppure - ha ancora sottolineato - ne vale la pena!". E non si è fermato ovviamente alla società civile indirizzando stessi moniti anche ai giudici vaticani della Rota Romana, esortati a "convalidare, se possibile, i matrimoni nulli", e non ad assecondare le richieste di nullità dei vincoli matrimoniali.
Vedi anche Il pensiero sociale di Wojtyla
e Le encicliche di Giovanni Paolo II.
Grandinotizie.it/
25/gennaio/2002
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