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Il viaggio di Wojtyla in Ucraina
Terra di mezzo
A Kiev il Papa valica l'ultima frontiera sulla via di Mosca

L'unità tra i cattolici: è questa la meta ultima del viaggio che scuote l'autunno del pontificato di Wojtyla. Un viaggio svolto tra i sentieri faticosi delle diplomazie religiose, tentando di ricucire gli strappi del passato e scalfire timori e resistenze ataviche.

E tra molte difficoltà, Giovanni Paolo II si prepara ad una delle tappe più difficili del suo percorso episcopale: l'Ucraina, Paese cruciale nei rapporti tra cattolici e ortodossi, ultimo baluardo sulla via di Mosca. Il programma è definito e nessuna critica, nessun veto sembra impedire a Wojtyla di portare a termine la sua missione.

Il 23 giugno il suo aereo decollerà alla volta di Kiev. Qui si tratterà per tre giorni: incontrerà le autorità politiche, celebrerà due messe, una in rito latino e una in rito bizantino, incontrerà i rappresentanti del Consiglio panucraino delle Chiese, delle organizzazioni religiose e i membri dell'episcopato cattolico ucraino.

Il 25 pomeriggio si trasferirà a Leopoli. Anche qui onorerà i riti cattolici con due diverse celebrazioni. Accoglierà un altro gruppo di vescovi dell'Ucraina e i giovani del Paese.

Ma a pochi giorni dalla partenza il patriarca di Mosca Alessio II torna a pronunciarsi contro la visita del Papa, intravedendovi il germe di una nuova "contrapposizione tra le Chiese esistenti in questo Paese".

La popolazione ucraina, infatti, compone un vero e proprio mosaico religioso. L'ortodossia unisce il 60 per cento dei fedeli. Di questi alcuni fanno riferimento al Patriarcato di Mosca, altri appartengono alle due Chiese ucraine autocefale.

Su 51 milioni di abitanti 500mila sono ebrei, mentre i cattolici rappresentano solo una piccola minoranza. Perlopiù divisa tra uniati di rito bizantino (7 per cento) e romani di rito latino (1,3 per cento).

La Chiesa canonica ucraina, maggioritaria nel Paese, condivide con il Patriarcato di Mosca le critiche all'imminente missione apostolica di Giovanni Paolo II. Il Patriarca di Mosca ha più volte accusato la Chiesa di Roma di svolgere opera di proselitismo in territori tradizionalmente ortodossi e lamenta che proprio in Ucraina occidentale i cattolici di rito greco (uniati) abbiano recuperato negli ultimi anni con malagrazia il possesso di 2500 chiese loro confiscate da Stalin nel 1946 e più tardi trasferite alla Chiesa ortodossa.

La visita del Papa è tuttavia sostenuta da altri esponenti ecclesiastici e dal presidente ucraino Leonid Kuchma, autore dell'invito ufficiale a Giovanni Paolo II. Stando a un
sondaggio, inoltre, quasi il 50 per cento degli ucraini si dichiara contento di ospitare il Papa, mentre solo un 4 per cento afferma apertamente di sentirsi offeso dalla visita.

Lia Romagno/ Grandinoizie.it / 12 giugno 2001 ore 14:02



 
 
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