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Ali Agca
 
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L’attentato al Papa
Vent’anni di misteri
Restano ancora da scoprire i mandanti e i perché degli spari

Roma 13 maggio 2001. Sono passati vent'anni dal giorno in Piazza San Pietro la veste bianca di Karol Wojtyla si macchia di sangue sotto i colpi di Mehmet Alì Agca.

E' il giorno della Madonna di Fatima e per questo il Papa, fermamente convinto di essere salvo grazie a un miracolo, fa collocare nel santuario di Fatima il proiettile che gli aveva attraversato il corpo.

E per questo sempre il 13 maggio, nell'anno giubilare, il Vaticano decide di rivelare al mondo il terzo segreto di Fatima. La lettura che ne fa il cardinale Angelo Sodano parla di "un vescovo vestito di bianco che cade a terra come morto, sotto i colpi d'arma da fuoco". La versione ufficiale diffusa in un secondo momento correggerà in parte queste parole, ma secondo la Chiesa nel 1981 è comunque stata la Vergine a salvare il Papa guidando la traiettoria del proiettile sparato da Agca.

Il turco viene condannato all'ergastolo nell'81, il 13 giugno 2000 ottiene la grazia dal presidente Carlo Azeglio Ciampi e viene estradato in Turchia. Ma, dopo vent'anni, restano intatti i dubbi su chi abbia realmente armato la mano di Agca e perché si volesse uccidere Wojtyla.

Le deposizioni di Ali Agca riempiono pagine e pagine di verbali, ma gli inquirenti non riescono a trarne un solo indizio in grado di dare una risposta a questi interrogativi. Troppo contraddittorie, troppo confuse o deliranti, le sue affermazioni.

Chiama in causa i servizi segreti di Sofia, ma la pista si sgonfia e il processo si conclude nel marzo del 1985 con l'assoluzione, sia pure per insufficienza di prove di tutti gli imputati bulgari. In aula Agca dà in escandescenza e si proclama il nuovo Gesù Cristo. Più tardi afferma di aver agito così per paura, perché i bulgari lo avevano minacciato di morte.

Il Papa va a trovarlo nel carcere romano di Rebibbia, gli rinnova il perdono concessogli già pochi giorni dopo l'attentato e questo spinge l'Italia ad accordargli la grazia. Agca torna in Turchia portandosi dietro i suoi misteri.

Ora uno dei suoi vecchi amici turchi, Oral Celik, anch'egli famoso per le molteplici versioni fornite agli inquirenti, sta per pubblicare un libro che contiene "nuove rivelazioni": a piazza San Pietro c'erano con Agca 6 attentatori, 3 turchi e 3 di altra nazionalità. Scrive inoltre che Emanuela Orlandi, rapita per chiedere la liberazione di Agca, è viva.

In un altro libro, scritto dalla giornalista tedesca Valeska von Roques, compare una "pista vaticana": mandanti dell'attentato sarebbero "persone che lavorano all'interno della città pontificia.

Secondo il giudice istruttore Rosario Priore, per eliminare il Papa si prese in esame anche l'ipotesi di avvelenare i suoi cibi confezionati in Polonia. Mentre l'ex giudice istruttore Ferdinando Imposimato sostiene che le carte dei servizi segreti dell'Est provano che i sovietici hanno tenuto il Vaticano costantemente sotto controllo: "Avevano infiltrato un loro agente perfino nell'Osservatore Romano".

Lia Romagno/Grandinotizie.it/ 11 maggio 2001 ore 16:11


Uno sparo in Piazza
Un teste d'eccezione
Drammatici ricordi
Le verità non dette
Il Papa, la profezia


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