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Giovanni Paolo II
 
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La politica sociale di Giovanni Paolo II
Wojtyla l'ortodosso
Aborto, eutanasia, pena di morte, embrioni: dolori del Papa

Contro le vacanze edonistiche
Non c'è praticamente argomento su cui Giovanni Paolo II non si sia espresso. L'ultimo, in ordine di tempo, è quello delle vacanze. Il 19 giugno 2001 Wojtyla ha criticato le vacanze "dell'esotismo superficiale". Sotto accusa i villaggi vacanze, isole di divertimento vuoto e banale. Il Papa loda invece il turismo culturale, "opportunità per il dialogo tra le civiltà e le culture e, in definitiva, prezioso servizio alla pace". Oltretutto, quello del Papa è il giudizio di un grandissimo viaggiatore.

La centralità della famiglia
Nel pensiero sociale di Giovanni Paolo II, la famiglia occupa un ruolo fondamentale. E' il nucleo etico della società, il riferimento costante, il modello per la costruzione di qualsiasi tipo di comunità. All'interno della famiglia i fogli hanno un valore quasi sacrale. Non è ammissibile che una coppia decida di non procreare. Per questo motivo papa Wojtyla condanna decisamente qualsiasi forma di controllo o pianificazione delle nascite. Quando, nel 1994, l'Onu tiene al Cairo la Conferenza sulla natalità, il Papa si dichiara ferito: "Deve essere aggredito il papa, deve soffrire il papa, perché veda il mondo che c'è un Vangelo superiore, con cui si deve preparare il futuro, il terzo millennio, della famiglia, di ogni famiglia e di tutte le famiglie". Neanche la lotta all'Aids lo fa retrocedere dalla sua netta condanna dell'uso del profilattico. L'omosessualità è condannata in quanto "atto contro natura". Quando in campo politico si discute del riconoscimento delle coppie gay, la condanna del Vaticano è sempre puntuale e inappellabile.

Difesa della vita
Uno dei punti fermi del Pontificato di Wojtyla è la lotta contro l'aborto. L'embrione vivente è definito un "soggetto umano con una ben definita identità". Come ogni individuo ha diritto alla vita. Non sono perciò ammissibili interventi che non siano a sua difesa. Nell'Evangelium vitae (1995) arriva a proporre la disobbedienza civile in favore del diritto alla vita. Quando una legge civile legittima l'aborto o l'eutanasia, cessa automaticamente di essere moralmente obbligante e si svuota di qualsiasi autentica validità giuridica. Il Papa chiede ai fedeli di non piegarsi al moderno imperatore, anche a costo del martirio.

Nel 1993 Giovanni Paolo II istituisce la Pontifica accademia per la vita per seguire da vicino le nuove ricerche nel campo della genetica. Nell'agosto 2000, l'accademia condanna la produzione e l'utilizzazione delle cellule staminali embrionali. All'uomo, dal primo momento della sua esistenza, va garantito il rispetto incondizionato che è moralmente dovuto all'essere umano nella sua totalità e unità corporale e spirituale: l'essere umano va rispettato e trattato come sua persona fin dal suo concepimento. Perciò gli devono essere riconosciuti tutti i diritti della persona, tra i quali innanzitutto il diritto inviolabile alla vita. Per questo motivo anche la "pillola del giorno dopo" è condannata, perché interviene dopo il concepimento.

A giugno del 2001 il Papa ha ribadito le sue convinzioni su difesa della vita, aborto e ricerca sugli embrioni con un appello ai medici cattolici. Wojtyla ha ricordato che per ginecologi e ostetriche - o per qualsiasi altra figura medica - che siano posti di fronte a dilemmi morali esiste sempre "il sentiero dell'obiezione di coscienza che va rispettato da tutti, specialmente dai legislatori". E ha auspicato che "all'alba di questo nuovo millennio medici cattolici e personale sanitario siano pienamente impegnati al servizio della vita umana sia nella ricerca che nella pratica".

Pena di morte
Wojtyla interviene spesso per chiedere clemenza per singoli condannati a morte e, in occasione del Giubileo del 2000, propone una moratoria delle esecuzioni. Questa posizione gli procura momenti di frizione con l'amministrazione americana, e in particolare con l'ex presidente Bill Clinton. Ancora una volta è l'Evangelium Vitae l'enciclica di riferimento: "La misura e la qualità della pena devono essere attentamente valutate e decise, e non devono giungere alla misura estrema della soppressione del reo se non in casi di assoluta necessità, quando cioè la difesa della società non fosse possibile altrimenti. Oggi, però, a seguito dell'organizzazione sempre più adeguata dell'istituzione penale, questi casi sono ormai molto rari, se non addirittura praticamente inesistenti". La condanna della pena di morte non ha, dunque, un fondamento etico come nel caso dell'aborto. Rimane però il fatto che la voce di Giovanni Paolo II sia la più autorevole ed ascoltata tra quelle che si levano contro la pena capitale. Per il movimento abolizionista, Wojtyla è un testimonial instancabile ed insostituibile.

Grandinotizie.it/19 giugno 2001 ore 15:29



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