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I viaggi apostolici
(ben 95) sono una delle caratteristiche principali del Pontificato
di Giovanni Paolo II. Nel gennaio del 1979 la prima
Visita Pastorale fuori d'Italia: in una settimana il Papa visita
Santo Domingo, Messico e Bahamas. Il 2
giugno è in Polonia per un Viaggio Apostolico che rimarrà
nella storia. Il regime comunista non riesce a contenere l'entusiasmo
dei polacchi che accolgono trionfalmente il "loro" Papa. Nell'omelia
in Piazza della Vittoria, a Varsavia, Karol Wojtyla afferma
che "Non è possibile capire senza Cristo la storia della nazione
Polacca". E' la prima spallata all'impero comunista. Sempre
nel 1979 visita l'Irlanda e gli Stati Uniti. Il 2 ottobre
tiene un discorso all'Assemblea Generale dell'Onu a New York.
Nel 1981 si reca in Pakistan, Filippine e Giappone.
I suoi viaggi non hanno finalità meramente apostoliche. Spesso
sono vere e proprie missioni diplomatiche. Emblematico è il comportamento
del Papa durante la guerra delle Falkland-Malvinas scoppiata nella
primavera del 1982. Il 22 maggio celebra una Santa Messa "pro
pace et iustitia servanda" a San Pietro. Il 28 maggio è in
Gran Bretagna. Il giorno seguente rilascia una dichiarazione
in favore della pace insieme all'Arcivescovo di Canterbury Robert
Runcie, al termine della celebrazione ecumenica nella Cattedrale
anglicana. Il 7 giugno riceve in udienza il Presidente degli USA
Ronald Reagan. Dal 10 al 13 è in Argentina. Sembra
l'agenda di un capo di stato. Un altro viaggio molto importante
è quello in India (31 gennaio/10 febbraio 1986).
E' costante la ricerca del dialogo con le altre confessioni religiose.
Sempre nel 1986, il 13 aprile, Wojtyla visita
la Sinagoga di Roma. Nessun Pontefice lo aveva mai fatto.
Le immagini dell'abbraccio tra Giovanni Paolo II e il rabbino
capo Elio Toaff rimangono tra le più significative dell'intero
papato. Nel 1987 riceve in udienza il Generale Wojciech
Jaruzelski, Presidente del Consiglio di Stato della Repubblica
Popolare di Polonia. A marzo visita Argentina, Cile e Uruguay.
A Santiago si affaccia dal balcone del Palazzo Presidenziale insieme
ad Augusto Pinochet, suscitando polemiche a non finire.
In giugno torna nel suo Paese: di nuovo bagni di folla ed imbarazzo
per il regime sempre più in crisi. Con il passare degli anni i
viaggi sono meno frequenti, ma comunque importantissimi. Durante
la guerra in Bosnia, il Papa manifesta l'intenzione di recarsi
a Sarajevo assediata dalle truppe filo serbe nel tentativo di
fermare le armi. Non se ne fa nulla perché i rischi sono enormi.
Solo a guerra finita, nell'aprile 1997, Wojtyla può finalmente
recarsi nella capitale bosniaca.
La città è ancora distrutta e la visita del papa ha un valore
simbolico enorme. Nel maggio 1997 si reca a Beirut per
la conclusione dell'Assemblea speciale per il Libano del sinodo
dei Vescovi. Il documento finale ha l'emblematico titolo "Una
speranza nuova per il Libano". Il viaggio più importante degli
ultimi anni del Pontificato è senza dubbio quello a Cuba nel
gennaio 1998. E' un vero e proprio trionfo che sembra aprire
una nuova fase nella storia del paese.
Nel maggio 2001 si reca prima in Grecia (24 ore ad Atene)
e poi in Siria. Viaggi brevi ma importantissimi. Ad Atene
è inizialmente accolto con estrema diffidenza. Gli oltranzisti
ortodossi non gradiscono il bacio del suolo all'arrivo. Poi però,
quando Wojtyla chiede scusa per il saccheggio di Costantinopoli
compiuto dai crociati nel 1204, la tensione si scioglie. Anche
il patriarca ortodosso lo applaude.
Il giorno dopo è in Siria dove compie un gesto ancora più
spettacolare. E' il primo papa ed entrare in una moschea. Giovanni
Paolo II visita la moschea degli Omayyadi. Si toglie le scarpe
in segno di rispetto, adeguandosi alle tradizioni musulmane e
fornendo così un'indicazione pratica su come costruire la convivenza
e il rispetto reciproco. Rende omaggio alla tomba di San Giovanni
Battista e lancia un appello alla pace, chiamandola con il nome
arabo, salam. Una folla festante lo acclama come uomo di
pace. In un viaggio solo, altri due tabù sono infranti.
Passano appena due mesi e il Papa è di nuovo in viaggio. Dal 23
al 27 giugno è in Ucraina. Missione delicatissima. Il pontefice
è accolto come "capo di Stato del Vaticano" per non urtare
la sensibilità religiosa di cinquanta milioni di ortodossi. Wojtyla
si muove con cautela per non mettere in pericolo i rapporti tra
la Chiesa di Roma e quella d'Oriente. Ancora una volta, un viaggio
a metà tra ecumenismo e "politica religiosa".
Sal 22 al 27 settembre compie uno dei viaggi più difficili, in
Kazakhstan e Armenia. Il mondo è sconvolto dagli attacchi
terroristici alle Torri gemelle e al Pentagono. Gli Usa sono decisi
alla risposta militare e tra gli obiettivi c'è l'Afghanistan dei
Talebani. Wojtyla si reca in Kazakhstan, malgrado gli echi di
guerra, e rilancia l'appello alla pace e al dialogo interreligioso.
Antonello Sacchetti/Grandinotizie.it/15 ottobre
2001
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