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Gianni Baget Bozzo
 
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Baget Bozzo parla del suo ultimo libro
L'Anticristo c'è
Esistono due chiese: una progressista e una tradizionale

"Non c'era crisi nella chiesa prima del Concilio: è il Concilio che ha determinato la crisi". Così afferma Gianni Baget Bozzo, teologo-politico che ha preso i voti nel 1967, nel suo ultimo libro L'Anticristo - il principe delle tenebre opera nella storia da piccole fessure.

In questo suo ultimo lavoro Baget Bozzo ha voluto richiamare gli uomini della chiesa di oggi alle loro responsabilità

Il suo libro parte da un'analisi del Concilio Vaticano II. Quali le conclusioni?
"Fu un singolare Concilio, perché i concili in genere si convocano per trattare un punto dottrinale discusso ed hanno un carattere puntuale. Non sono esami globali dello stato della chiesa. Il Concilio Vaticano II, invece, non definì alcun punto specifico, ma fece una specie di analisi della situazione della chiesa in quel momento. Il risultato fu che finì per essere un concilio di carattere generalista che diede l'impressione che in qualche modo tutto dovesse essere cambiato".

E le conseguenze?
"Ha tolto il concetto di ortodossia, cioè mentre l'ortodossia è sempre legata a formule chiare e specifiche, il Concilio Vativano II non ha lasciato bene intendere cosa volesse insegnare, di cosa volesse discorrere, cosa voleva dichiarare. In sostanza non ha dato un chiaro insegnamento e la cosa più comica è che poi ha fatto capire che non voleva darne nessuno. Questo ha creato improvvisamente una situazione per cui ciò che era certo poteva essere incerto".

Cioè?
"Ciò che era discusso è diventato discutibile. Indubbiamente togliendo al cristiano la certezza delle formule di fede si insidiava anche la certezza della fede. L'avere introdotto l'incertezza anche su temi fondamentali ha creato confusione anche su quello che è, diciamo così, l'oggetto della fede, cioè la vita eterna".

E quale chiesa ne è derivata?
"La chiesa nei suoi concili deve avere per oggetto la vita cristiana e come i cristiani possono vivere la vita di Cristo. Nel Concilio Vaticano II si è parlato molto di più della chiesa, di quello che è e di quello che fa, che del Cristo stesso".

Cosa ne pensa delle manifestazioni dello scorso Anno giubilare come quella di Tor Vergata che ha riunito migliaia di giovani all'insegna della preghiera e della musica?
"Tor Vergata è stato un fenomeno di popoli e non di teologi. Un fenomeno di fede spontanea. Questo è un esempio di come, nonostante tutto, la fede e le certezze siano rimaste, anche se in modo confuso, nell'animo dei giovani. A Tor Vergata c'era moltissima religiosità però pochissima conoscenza delle verità cristiane".

Giovanni Paolo II che ruolo ha in tutto ciò?
"Certamente le intenzioni del Papa sono dirette ad un rinvigorimento del sentimento di appartenenza alla chiesa, ma ciò, di per sé, non rende più solidi i fondamenti della fede nei singoli. Il Papa fa le cose emozionali, quello che la chiesa chiede invece è che la fede sia certa nella mente dei singoli nelle supposizioni che la definiscono. Anche il Papa suscita emozioni, ma ciò non significa susciti comprensione o approfondimento delle verità cristiane".

Qual è la corretta analisi del suo lungo pontificato?
"Ha dovuto sostenere il grande danno del Concilio Vaticano II ed ha voluto dimostrare che il papato era ancora al centro della cristianità e che in esso si conservano le verità di fede. Giovanni Paolo II fu un artefice del concilio, poi, secondo me, si è convinto dei limiti del Vaticano II ed ha cercato di porvi rimedio".

Si parla dell'esistenza di due chiese che si fronteggiano, che ne pensa?
"Purtroppo è così, abbiamo due chiese e due fedi. Una chiesa progressista, culturalmente più orchestrata, ed una tradizionale, che a me sembra più forte. L'Anticristo è la divisione della chiesa. E' l'opera del demonio che divide la chiesa".

Quale può essere lo scenario del dopo Giovanni Paolo II?
"Non ne ho proprio idea, perché non so quanto sia divisa la chiesa e quanto sia unita".


Laura Coricelli/Grandinotizie.it/16 marzo 2001 ore 23:00


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