Dopo le dichiarazioni di Berlusconi
Case chiuse: pro e contro
Il premier incontra don Benzi: combatterò la prostituzione


  Case di tolleranza
 

Dopo l'intervista del presidente del consiglio Silvio Berlusconi - che ha proposto di riaprire le case chiuse - si riaccende il dibattito sulla case di tolleranza.

Il 17 gennaio il premier incontra don Oreste Benzi, il sacerdote da anni impegnato nella lotta alla prostituzione. Don Benzi ha chiesto al presidente del Consiglio un impegno preciso: un decreto legge per vietare la consumazione di atti sessuali con le straniere che si prostituiscono (le vere vittime del racket), sia sulla strada sia nei locali. Un provvedimento che renderebbe punibili anche i clienti. Sulle proposte del sacerdote, Berlusconi si è mostrato possibilista: "Ora me ne occuperò io", ha assicurato.

E sull'idea di riaprire le case chiuse e di rivedere la Legge Merlin l'Italia si divide. Anche in tv.

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La proposta di Berlusconi

In un’intervista al quotidiano Libero, Silvio Berlusconi il 5 gennaio ha rilanciato l'ipotesi di riaprire le case chiuse: "Come molti italiani non ne posso più di vergognami a girare per strada con i miei figli. Prostituzione ovunque, perizoma in mostra, e anche il resto, dappertutto, senza ritegno. Magari bisognerà aprire le case chiuse, regolarizzare, vedremo...".

Favorevoli e contrari
Una bocciatura alla proposta arriva dal ministro per le Pari Opportunità Stefania Prestigiacomo. "Sono contraria alla riapertura delle case chiuse, penso che sia improponibile per come è cambiata la società e le donne, c'è però un problema di ordine pubblico e di donne sottoposte a schiavitù". Il dibattito si accende l'8 gennaio nel corso della trasmissione Porta a porta dedicata alla regolarizzazione della prostituzione. Il ministro - che sostiene comunque la necessità di una modifica della legge Merlin - ritiene che anche Berlusconi "sia contrario alla riapertura delle case chiuse. Berlusconi si è sfogato - ha detto - come accade a tutti i padri di famiglia per uno spettacolo indecoroso che vediamo tutti in ogni città".

Per Prestigiacomo, Berlusconi ha il merito di "aver sollevato un problema scomodo di cui si parla da quaranta anni che è quello di modificare la legge Merlin". Modifica su cui si sono trovate d'accordo tutte le parlamentari presenti alla trasmissione, oltre al ministro, l'ex responsabile del dicastero la diessina Livia Turco, Alessandra Mussolini di An e Patrizia Toia della Margherita. Come pure si sono dette d'accordo - e si sono impegnate in tal senso - a sostenere un iter parlamentare rapido. Convergenze fra
maggioranza e opposizione sulla possibilità per le prostitute di autogestione e di predisporre zone o quartiere ad hoc dove svolgere la professione come pure sull'inasprimento delle pene per gli sfruttatore.

Voce fuori dal corso quella di don Oreste Benzi, che ha definito "oscena e ingiusta" la proposta di Berlusconi: "volete mettere queste donne nei recinti?", ha tuonato. Il prete, da anni impegnato contro la prostituzione, ha ribadito la proposta di prevedere per i clienti il reato di correità. Ipotesi che non è piaciuta alle parlamentari. "Mi dispiace per don Benzi - ha detto infine il ministro Prestigiacomo - che fa un lavoro straordinario, ma si rivolge solo alle donne schiave".

Il giorno prima Carla Corso, fondatrice del comitato per i diritti delle prostitute, aveva detto di essere “d’accordo per una lotta dura contro lo sfruttamento”. Ha precisato che non si tratta di riaprire le case chiuse vecchia maniera ma di “regolamentare, che è meglio che reprimere”. Per Luisa Santolini, presidente del Forum delle Famiglie, la riapertura delle case sarebbe invece un’iniziativa ipocrita, un ritorno indietro di 40 anni. Favorevole il prefetto di Firenze, Achille Serra, che già in passato aveva suggerito soluzioni sul modello di Amburgo ed Amsterdam. Per Serra, togliere le prostitute dalle strade porterebbe “vantaggi sia per quanto riguarda il profilo sanitario sia per la lotta contro sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione e dell’immigrazione clandestina”.


Storia delle case chiuse

Perché "chiuse" e perché "di tolleranza"
Case di tolleranza, perché tollerate dallo Stato. "Chiuse" perché le persiane della casa dovevano restare per legge sempre abbassate per impedire visioni indecenti a vicini e passanti.

Da Caligola a Napoleone III
La prostituzione nasce praticamente con l'umanità. Impossibile tracciarne una storia, seppure sommaria. Sappiamo però con certezza che si parla per la prima volta di "case di prostitute" sotto Caligola (imperatore dal 37 al 41 d.C.). L'imperatore cerca di imporre una disciplina fiscale, tassando prostitute e tenutari. Nel 1432 Alfonso d'Aragona, re delle Due Sicilie, concede ad un suo confidente e sicario la patente di roffiano. Era autorizzato, in uno stabile civile, a tenere donne consuete al meretricio, perché potessero concedersi all'ospite con pace e decoro. Il roffiano era autorizzato a tenere metà del prezzo pattuito, l'altra spettava alla donna. Napoleone III impone in Francia un controllo molto rigido.

1883: ecco la legge che regole le case chiuse
Il governo Crispi emana nel 1883 un decreto "Regolamento del servizio di sorveglianza sulla prostituzione". E' la nascita delle "case di tolleranza" così come sono state fino alla loro chiusura. L'intento, era quello di controllare igienicamente la prostituzione. Le case erano divise in tre categorie: prima, seconda e terza, la legge fissava le tariffe che andavano dalle 5 lire per le case di lusso alle 2 lire per le case popolari. Per aprire un bordello era necessaria una licenza, i tenutari dovevano pagare le tasse. Erano fissati per legge anche i controlli medici da effettuare sulle "pensionanti", come erano state ribattezzate le prostitute, per evitare la piaga delle malattie veneree.

Come funzionavano
Il tenutario della casa (spesso un'ex prostituta) affittava o era padrone dei locali, le "pensionanti" erano reclutate da apposti "collocatori". Il tenutario prendeva il 50 per cento. Il resto andava alla prostituta che spesso era costretta a cedere una parte al "collocatore" (in molti casi vero e proprio "pappone"). Il numero delle prestazioni giornaliere d'ogni prostituta si aggirava attorno alla quarantina e il pagamento era sempre anticipato. Ogni stanza aveva il bidè e il lisoformio si consumava in grande quantità. Le visite ginecologiche avvenivano periodicamente, su disposizione delle autorità. Il medico (chiamato "tubista") poteva sospendere l'attività della prostituta. Ogni casa aveva il "salottino d'attesa", dove sostavano le pensionanti, in abiti discinti, in attesa che qualcuno le scegliesse. Non avevano diritto di rifiutare il cliente. Al mattino c'era un'unica prostituta a disposizione degli avventori.

La lotta di Angelina Merlin
Il 16 agosto 1948, la senatrice socialista Angelina Merlin presenta il primo disegno di legge. Quel primo progetto viene approvato dal Senato nel 1952, ma la fine della legislatura non gli permette di diventare legge. Viene allora ripresentato l'anno dopo, ma ha un lunghissimo iter parlamentare. Per tutto il dibattito gli oppositori fanno leva in primo luogo sui pericoli igienico-sanitari. Ma l'Italia, aspirava ad entrare nell'Onu e per farlo doveva abolire la prostituzione di Stato come l'organizzazione aveva stabilito per i suoi Paesi membri. Così il progetto diventa legge dello Stato il 20 febbraio 1958, con il parere contrario dei missini e dei monarchici. A mezzanotte del 20 settembre 1958 la legge chiude le porte di 560 bordelli sopravvissuti di un'industria che, nel pieno dell'attivita', in Italia fatturava più di 14 miliardi con 730 imprese, 400 imprenditori,3-4 mila lavoratrici.

Cosa dice la legge Merlin
La legge abroga le disposizioni emanate dal governo Crispi nel dicembre 1883 e punisce il reato di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione. Non configura la prostituzione come reato e di conseguenza chi la esercita non può essere schedato, facendo venir meno la schedatura sanitaria.

La legge oggi
Il codice penale in Italia oggi punisce l’adescamento (poco perseguito), il favoreggiamento della prostituzione (inteso in senso lato può comprendere anche l’unità di strada), l’incitamento e lo sfruttamento. Nell’attuale legislatura sono una decina le proposte e disegni di legge presentati in parlamento che interpretano tre "filosofie" di fondo: depenalizzare la prostituzione, abolendo il reato di adescamento; reintrodurre il reato di prostituzione (posizione proibizionista); regolamentarne le modalità di esercizio (posizione regolamentarista) attraverso case chiuse, cooperative, zone a luci rosse, tasse alle prostitute. Una novità importante è rappresentata dall’art. 18 del testo unico sull’immigrazione del 1998: consente il permesso di soggiorno per motivi di protezione sociale a chi denuncia i propri sfruttatori (circuito giudiziale) o anche solo che sia preso in carico da un’associazione (circuito sociale). Pene pesanti sono previste per chi sfrutta prostitute minorenni (reato di schiavitù).

Gli italiani e la legge Merlin
Dati relativi alla sifilide sembrano andare in favore della legge Merlin, con 10.000 casi nel 1960 ridotti a 3.000 vent'anni dopo. Un'indagine fatta nel 1979 rivelò che il 66 per cento degli uomini e il 56 per cento delle donne erano favorevoli ad una riforma della legge. Nel 1991 un' indagine Doxa mostrò che il 67 per cento era favorevole al ripristino delle case chiuse gestite dallo Stato. Nel 1997 un sondaggio di Datamedia affermava che l'80 per cento degli italiani era d'accordo sul riaprire le case di tolleranza. Innumerevoli sono state in 40 anni le proposte di modifica o di abrogazione della legge Merlin.

Le proposte di Antonio Bruno
Nel 1986 fu il Partito monarchico che chiese l'abolizione della legge Merlin, seguita due anni dopo da una proposta delle "colline dell'amore" fatta dal deputato socialdemocratico Antonio Bruno. Al posto delle case di tolleranza si sarebbero dovuti organizzare dei parchi gestiti direttamente dalle operatrici del sesso le quali avrebbero dovuto pagare i contributi allo Stato così da accedere a regolare pensione, nonché avere normali forme di assistenza e previdenza. Nel gennaio 1990 di nuovo Antonio Bruno presentò una richiesta di referendum abrogativo della legge Merlin, dichiarato ammissibile dalla Cassazione nel settembre 1994, ma che non ebbe seguito.

1997: la proposta della Federcasalinghe
Nel 1997 arriva la proposta della Federcasalinghe per una "prostituzione autogestita" che poteva essere esercitata solo da maggiorenni "nelle proprie abitazioni e in luoghi chiusi", pagando le tasse e sottoponendosi "obbligatoriamente" a periodici controlli medici. L'anno seguente fu Viviana Beccalossi, vicepresidente del Consiglio regionale della Lombardia che per frenare il dilagare dell' Aids propose una legge per riapertura delle case chiuse.

Le proposte di Giuliano Amato e Livia Turco
Nel 2000, è il ministro del Tesoro Giuliano Amato a proporre di punire i clienti delle prostitute e non permettere, in particolare, a "chi va con le minorenni" di farla "franca" perché "è complice del reato di schiavitù". Poco tempo dopo arriva la proposta del ministro della Solidarietà Sociale Livia Turco: riformare la legge Merlin "permettendo l'esercizio della prostituzione all'interno delle case, magari nell'ambito di un esercizio cooperativo delle donne nella gestione" e destinare "alcuni spazi delle città alla prostituzione per dare una risposta di sicurezza ai cittadini".

La proposta di Don Gallo
Nel 1999 don Andrea Gallo di Genova propone di considerare le prostitute come lavoratrici autonome, di favorire la formazione di cooperative fra loro e di concentrarle tutte in zone a luci rosse.

Fuori dalle case: la prostituzione in Italia

Quante prostitute
Dalle 50 alle 70 mila persone si prostituiscono sulle strade italiane. E il 20 per cento è minorenne. Si tratta di donne italiane e straniere, uomini transessuali e travestiti. Le regioni maggiormente interessate alla prostituzione di strada sono Lazio, Lombardia, Campania, Emilia-Romagna, Piemonte, Veneto e Abruzzo.

I gusti degli italiani
La richiesta di trans (il 10-30 per cento del totale) è in crescita. I trans sono anche i meno "sfruttati", sfuggendo alla tratta che interessa invece la maggior parte delle donne straniere costrette a prostituirsi. Ma gli italiani continuano a preferire proprio le prostitute provenienti da altri paesi (la stima è di 20-25 mila), in particolare le nigeriane, per le quali l'Italia la principale destinazione. Secondo un'indagine realizzata nel 2000 dall'associazione Parsec per il ministero per le pari opportunità, il 10 per cento delle prostitute immigrate è vittima del racket e costretto al mestiere sulla strada a seguito di minacce, dirette anche a parenti o figli rimasti in patria. Da quanto emerge da un documento della commissione affari sociali della Camera, sempre del 2000, la tratta delle donne per sfruttamento sessuale costituisce la terza voce di guadagno per la mafia a livello mondiale, dopo la droga e il traffico d'armi.

Da dove provengono le prostitute
Da quanto emerge da un documento della commissione affari sociali della Camera del 2000, la tratta delle donne per sfruttamento sessuale costituisce la terza voce di guadagno per la mafia a livello mondiale, dopo la droga e il traffico d'armi. Le ragazze provengono da Turchia, Romania, Moldavia, Ucraina e Russia, le nigeriane via Marsiglia, tutte sotto minaccia o consenzienti perché ingannate.

Quanto vale il mercato del sesso
Ogni ragazza può fruttare 10 milioni al mese di lire per tre sere a settimana. In Italia il business si aggira sui 180 miliardi al mese.


La situazione in Europa

Cosa succede nell'Ue
in almeno dieci paesi dell'Unione Europea l'esercizio individuale della professione non costituisce reato. Vediamo nel dettaglio.

Gran Bretagna
Non è proibito prostituirsi, ma commette reato chi abborda una prostituta per strada.

Francia
Punibile il favoreggiamento e represso lo sfruttamento. In molti sostengono la riapertura delle case chiuse.

Spagna
Prostituzione legale dal 1995. Viene perseguito chi induce alla prostituzione e chi sfrutta le donne.

Germania
Consentito l'esercizio con obbligo di controlli sanitari. Le donne pagano regolarmente le tasse ma non godono di tutti i diritti dei lavoratori.

Grecia
Obbligo di registrazione e controllo sanitario, autorizzati i bordelli ma solo il 65 per cento è legale.

Portogallo
Non è vietato ma sono reati sfruttamento e favoreggiamento. Vietate le case di tolleranza.

Svezia
Dal 1999 vige una legge che punisce i clienti delle prostitute.

Danimarca
Proibiti bordelli, sfruttamento e favoreggiamento. Si esercita al chiuso con annunci di massaggiatrici.

Antonello Sacchetti

  Grandinotizie.it/ 17/gennaio/2002