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L'Afghanistan prima dei Talebani E' un Paese a pezzi, nel vero senso della parola. Diviso in feudi controllati dai vari "signori della guerra" e dilaniato da una guerra infinita, fatta di tradimenti e cambi di alleanze repentini. Il governo a maggioranza tagika del presidente Burhanuddin Rabbani e di Massud controlla Kabul, i suoi dintorni e il Nord Est del Paese. Tre province occidentali sono in mano ad Ismail Khan. A Est, lungo il confine con il Pakistan tre province pashtun sono sotto il controllo di una shura (consiglio) di comandanti mujaheddin con sede a Jalalabad. Una piccola porzione di territorio a Sud Est di Kabul è controllata da Gulbuddin Hekmatyar Nel Nord il comandante uzbeko Dostum controlla sei province. Nel gennaio 1994 dostum lascia il governo Rabbani-Massud per unirsi ad Hekmatyar. Nell'Afghanistan centrale l'etnia hazara controlla la provincia di Bamiyan. Il Sud del Paese è spappolato tra decine di piccoli gruppi armati, molti in mano a banditi ex mujaheddin che vivono di razzie ai danni della popolazione. L'economia del Paese è in ginocchio. Gli organismi internazionali fanno fatica a lavorare in Afghanistan perché non hanno un punto di riferimento stabile. Tutti sono in guerra contro tutti.
La nascita dei Talebani Il leader e fondatore dei Talebani è il Mullah Mohammad Omar. Esistono molte versioni diverse su come sia riuscito a creare un movimento capace di governare il 90 per cento del Paese per cinque anni. La più attendibile vuole che nella primavera del 1994 il Mullah riceve la richiesta d'aiuto della gente di Singesar, il villaggio vicino a Kandahar in cui vive e insegna teologia da alcuni anni. Un "signore della guerra" del luogo ha rapito due ragazzine e le ha portate in un campo militare dove vengono violentate dai soldati. Il Mullah raduna trenta suoi studenti e con soli sedici fucili guida l'assalto all'accampamento dei soldati. Le ragazzine vengono liberate e il comandante impiccato. I ragazzi del Mullah si impadroniscono di armi e munizioni. Qualche mese dopo si ripete una situazione simile. Due comandanti si contendono un ragazzino. Nasce una disputa nel corso della quale vengono uccisi parecchi civili. Tutti chiedono ai Talebani (da talib, "studente" in pashto) di intervenire. Ormai il Mullah Omar è una specie di Robin Hood, difensore dei poveri contro la tracotanza dei comandanti mujaheddin.
Il ruolo del Pakistan Ad Islamabad c'è il governo di Benazir Bhutto. Il Pakistan cerca, dopo il crollo dell'Urss nel 1991, di aprire canali diretti di commercio con le Repubbliche ex sovietiche dell'Asia Centrale. In gioco c'è soprattutto l'accesso ai pozzi di petrolio e ai giacimenti di gas naturali. Per anni Islamabad ha sostenuto Hekmatyar Adesso, dopo qualche diffidenza iniziale, i pakistani puntano sui Talebani. I legami tra Pakistan e gli uomini del Mullah Omar sono molto stretti. Molti Talebani provengono da madrasa (scuole coraniche) pakistane legate alla Jamiat -e-Ulema Islam (Jui). Poi c'è innanzitutto un'affinità etnica: il 20 per cento dell'esercito pakistano è costituito da Pashtun. All'interno dei servizi segreti di Islamabad (Isi) prende forza una lobby fondamentalista che "sponsorizza" la causa dei Talebani. Anche la potentissima mafia dei trasporti vede con favore i Talebani. In Afghanistan operano decine di bande diverse che impongono pedaggi altissimi. Meglio avere a che fare con un padrone solo che con tanti.
La rapidissima ascesa dei Talebani Il Pakistan fornisce ai Talebani denaro e armi. Nel giro di due settimane gli uomini di Omar si impadroniscono di Kandahar. E' un fatto quasi incredibile: una forza sconosciuta conquista la seconda città dell'Afghanistan in pochissimo tempo e lasciando sul terreno una dozzina di caduti. Nasce così la leggenda dell'imbattibilità dei Talebani. Il 26 settembre 1996 entrano a Kabul. Rabbani e Massud si ritirano verso la valle del Panshir. In rapida successione prendono Mazar-i-Sharif, Herat e la regione del Bamiyan. Combattono una guerra feroce. Compiono massacri terribili e subiscono rappresaglie altrettanto feroci, soprattutto da parte degli uzbeki di Dostum. Nel 1998 controllano il 90 per cento del territorio afghano. In pratica tutto il Paese tranne il Panshir, in mano a Massud che si allea nuovamente con Dostum e crea l'Alleanza del Nord.
Il programma dei Talebani In apparenza molto semplice: disarmare la popolazione, imporre la legge coranica e preservare l'integrità del Paese. Molti Talebani sono nati nei campi profughi in Pakistan e cresciuti nelle madrasa. Sono abituati ad un mondo di soli uomini, con le donne escluse da qualsiasi forma di vita civile. I Talebani più giovani non conoscono l'Afghanistan e la sua storia. Odiano i mujaheddin che hanno portato il Paese alla guerra civile e sognano una società islamica come quella di Maometto, così come è stato insegnato loro nelle madrasa. Per questo i Talebani sono degli stranieri in patria. Non conoscono nemmeno il concetto di mediazione e di compromesso. La loro concezione dell'Islam non è paragonabile a nessuna delle correnti fondamentaliste estreme. I Talebani ingaggiano una jihad contro i musulmani corrotti, colpevoli della rovina dell'Afghanistan. Da un punto di vista dottrinale i Talebani si basano sul deobandismo, una corrente riformista radicale nata in India alla fine dell'Ottocento. Ma la loro interpretazione del deobandismo non ha eguali in nessuna tradizione islamica. Secondo il giornalista pakistano Ahmed Rashid i "Talebani respingono il concetto stesso di cultura". Sono un prodotto della guerra che dilania da vent'anni l'Afghanistan. E sono destinati a portare altri conflitti.
I Talebani e gli altri Paesi Soltanto tre Paesi riconoscono il governo dei Talebani: Pakistan, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti. Per il resto del mondo il governo legittimo dell'Afghanistan è quello di Rabbani. I Talebani rendono la vita impossibile anche alle organizzazioni non governative e agli inviati Onu. Kabul si ritrova isolata dal resto del mondo.
La vita in Afghanistan sotto i Talebani I Talebani instaurato un regime teocratico oscurantista, basato su un'interpretazione rigidissima della shariah, la legge islamica. Al bando la musica e il cinema. Bruciati i libri non musulmani, distrutti teatri e biblioteche. Gli uomini sono obbligati a farsi crescere la barba. Diffusissime pene corporali e mutilazioni. L'omicidio, l'adulterio e il commercio della droga sono puniti con la pena di morte. Ai ladri sono tagliate le mani. Ma le vittime principali dei Talebani sono le donne.
La condizione femminile Le donne sono obbligate ad indossare un abito nero lunghissimo (la burqa) che nasconde anche gli occhi. Non possono né lavorare (e molti ospedali sono stati costretti a chiudere perché la maggior parte dei medici sono donne) né frequentare scuole o università. Possono uscire di casa soltanto se accompagnate da un membro maschio della famiglia di appartenenza. Al bando tacchi e vestiti all'occidentale. Persino l'Iran, nel 1998, ha denunciato l'oppressione delle donne da parte dei Talebani.
Stranieri in patria Se i Talebani vengono accolti con favore dai pashtun del Sud, per tutte le altre etnie sono degli invasori brutali. Parlano solo il pashto e si rivelano incapaci di qualsiasi elasticità all'indomani della conquista del Nord. Se a Kandahar la popolazione è abituata al burqa e ad un'interpretazione rigida della shariah, ad Herat o a Kabul lo stile di vita è molto più "occidentale". La Kabul dei Talebani è una vera e propria enclave pahstun in territorio tagiko. Ed è per questo che la vera sede del potere talebano è Kandahar. I Talebani perseguitano inoltre gli sciiti, rischiando, nel 1998, la guerra con l'Iran. Teheran rimarrà un nemico giurato del Mullah Omar.
Un sistema di potere misterioso Il capo supremo è il Mullah Omar. Ci sono poi tre shura che dovrebbero guidare le forze militari, la giustizia e la religione. Ma tutta la macchina politica afghana è caotica, con ministri che ricoprono cariche diversissime e che vengono sostituiti di continuo.
Un'amministrazione disastrosa I Talebani impongono amministrazioni pashtun in tutto il Paese. E' un errore: non conoscono i problemi e le esigenze degli afghani. Nasce così una burocrazia inefficiente e inadeguata. Nei ministeri si lavora quattro ore al giorno. I dirigenti Talebani, da mezzogiorno in poi, pregano e discutono in interminabili riunioni.
La missione di Emma Bonino Nel settembre 1997 il Commissario dell'Ue Emma Bonino si reca in Afghanistan per verificare la realizzazione dei programmi di aiuti umanitari europei. Il 29 settembre viene sequestrata dai Talebani in un ospedale di Kabul. Rimane in ostaggio per quattro ore, prima di essere liberata. Al suo ritorno in Europa, denuncia il "regime di terrore" che regna in Afghanistan e in particolare l'infernale condizione delle donne. Sarà tra le promotrici della campagna internazionale per l’8 marzo 1998, "Un fiore per le donne di Kabul".
Lo scempio dei Buddha distrutti Nel marzo 2001 i talebani distruggono due statue giganti (53 e 35 metri) di Buddha a Bamiyan, scavate nella roccia nell'Afghanistan centrale. Le due statue risalgono al secondo secolo dopo Cristo e sono considerate dall'Unesco "patrimonio dell'umanità". I Talebani le prendono a cannonate perché sono state realizzate prima dell'Islam. La comunità internazionale cerca fino all'ultimo di impedire lo scempio, ma non c'è nulla da fare.
L'odissea del Tampa Il 26 agosto 2001 un cargo norvegese soccorre una nave alla deriva nelle acque vicine all'Australia. A bordo ci sono 433 profughi afghani. Il governo di Canberra, fautore di una politica molto dura contro l'immigrazione, impedisce alla nave di sbarcare in territorio australiano. Nasce un caso internazionale. Alla fine i profughi vengono portati nell'atollo di Nauru. L'Australia promette aiuto in denaro. Ma la Corte di Canberra giudica illegale il comportamento del governo Howard.
Le forze armate dei Talebani Kabul dispone di un esercito di circa 50.000 uomini. Armi leggere: soprattutto Ak-47 e altri tipi di armi automatiche. Mezzi di trasporto: in tutto 650 veicoli. Dispongono di tank di veri modelli: T-63, T-54, T-55. Per il trasporto di truppe di terra possono contare su camion BMP e su mezzi anfibi BRDM-2. Artiglieria: diversi tipi di mortai, razzi e mitragliatori. Tutti di fabbricazione sovietica. Contraerea: cannoni automatici da 23 mm ZU-23-2 e fucili anti aerei da 100 mm. Forse anche Stinger di fabbricazione Usa. Aviazione: cacciabombardieri Su-22. Caccia Mig-21. Aerei cargo ed elicotteri da trasporto. Quartier generale: il quartier generale militare è a Kandahar, nel Sud.
I Talebani ed Osama Osama Bin Laden ritorna in Afghanistan (dove aveva combattuto contro i sovietici fino al 1989) nel 1996, quando viene espulso dal Sudan. Il rapporto tra Talebani ed Osama è molto ambiguo. Lo sceicco saudita compra l'ospitalità del Mullah Omar sovvenzionando il suo movimento, ma per gli afghani i seguaci di Bin Laden rimarranno sempre degli stranieri prepotenti e pericolosi. Nell'estate del 1998 Bill Clinton attacca le basi di Al Qaeda in Afghnaistan, ma Osama sopravvive. Da allora il Mullah Omar (che pure si è imparentato con Osama grazie al matrimonio si sua figlia con un figlio dello sceicco) instaura un dialogo informale con gli Usa su uno scambio politico: Osama in cambio del riconoscimento politico da parte americana. Non se ne farà nulla, anche perché tutto si impantana sulla questione dell'oleodotto che dall'Uzbekistan dovrebbe andare in Pakistan (Vedi FATTO petrolio). Di fatto Osama è la causa della fine dei Talebani. Dopo gli attentati dell'11 settembre 2001 la guerra scatenata dagli Usa (7 ottobre 2001) spiana la strada all'Alleanza del Nord. Il regime dei Talebani si dissolve in meno di due mesi.
I Talebani e l'oppio L'Afghanistan è da sempre terra di coltivazione dell'oppio. Si tratta di una coltura che non necessita di grande lavoro (condizione fondamentale in un Paese che è in guerra da oltre vent'anni), non ha bisogno d'acqua e può portare guadagni enormi. Quando i Talebani conquistano il potere, il mullah Omar è intenzionato a porre fine alla produzione di droga. Ma dopo pochi mesi deve arrendersi alla realtà: 500mila afghani (su una popolazione di 23 milioni) vivono sulla coltivazione del papavero. L'unica traccia di sistema bancario in Afghanistan è data dagli anticipi che i trafficanti danno ai contadini. La produzione di eroina è l'unica fonte di reddito sicura del Paese. Tutti le fazioni in guerra, d'altra parte (comprese quelle che oggi compongono l'Alleanza del Nord), si finanziano con il traffico di oppio. Il mullah Omar si adegua. A tal punto da prendere in mano l'organizzazione della coltivazione di oppio. Il governo di Kabul organizza fattorie nei pressi di Herat e crea un sistema di produzione assai redditizio.
La tassa sull'oppio I Talebani impongono ai coltivatori di oppio una tassa del 20 per cento sul raccolto. Ai contadini rilasciano una regolare ricevuta. Il sistema porta nelle casse dei Talebani fino a 50 milioni di dollari l'anno.
Il ruolo dei servizi segreti pakistani I Talebani raccolgono l'oppio e lo trasportano alle raffinerie sparse lungo il confine con il Pakistan. Qui l'oppio diventa eroina ed acquista un valore dieci volte più grande. La Cellula Nazionale Logistica dei servizi segreti pakistani si occupa del trasporto all'estero della droga. E' così che viene finanziata la guerriglia anti indiana in Kashmir.
Il ruolo di Bin Laden Non ci sono prove di un diretto coinvolgimento di Osama Bin Laden nel traffico di eroina afghana. Alcuni membri di Al Qaeda sono arrestati per traffico di droga in Uganda a fine settembre 2001.
Dove va l'eroina afghana In Europa all'80 per cento. Ma anche nei Paesi confinanti. In pochi anni i tossicodipendenti in Pakistan sono passati da alcune centinaia di migliaia ad oltre un milione e mezzo. In Iran da 200mila ad un milione. Nel Consiglio di Sicurezza dell'Onu esiste un organismo chiamato "Six plus two" (i sei Stati confinanti con l'Afghanistan più Usa e Russia) con il compito di bloccare il flusso di eroina afghana.
La svolta del 2000 Ma le Nazioni Unite tengono sotto controllo la situazione afghana. E propone ai Talebani uno scambio: aiuti umanitari in cambio della fine della coltivazione dell'oppio. Nel luglio 2000 il mullah Omar emana un editto che vieta la coltivazione di oppio. Gli effetti sono immediati: nel giro di un anno la coltivazione cala del 91 per cento, passando da 80mila a 7mila ettari. Decine di migliaia di contadini afghani sono ridotti alla fame.
Un'abile mossa di mercato La mossa dei Talebani fa volare il prezzo dell'oppio. Alla frontiera col Pakistan un chilo è venduto a 746 dollari. Prima dell'editto del mullah il prezzo era intorno ai 44 dollari. I servizi segreti britannici (MI6) sostengono che i Talebani hanno accumulato per anni il 60 per cento della produzione di eroina. Oggi Kabul può quindi contare su 3.000 tonnellate di oppio, equivalenti a 300 tonnellate di eroina, per una valore di 60mila miliardi di lire. La decisione del luglio 200o si rivela perciò una mossa di mercato che porta soldi a palate nelle casse dei Talebani.
La ripresa della coltivazione dell'oppio Non solo, ma il 2 settembre 2001 il mullah Omar invita i contadini a procurarsi i semi di papavero per la stagione della semina, tradizionalmente fissata alla fine di settembre. Un fiume di eroina afghana è pronta ad essere venduta in Occidente. Gli Usa stanno prendendo in considerazione l'ipotesi di bombardare anche i campi di papavero, unica grande risorsa dell'Afghanistan di oggi.
Antonello Sacchetti
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