Almeno trenta morti
India: assalto al treno
Estremisti islamici contro radicali hindu


  India
 

Scontro tra estremisti hindu e musulmani. Un commando di islamici dà fuoco ad un treno su cui viaggiano alcuni membri dei gruppi radicali hindu: i morti sono trenta. Alla base della scontro c'è la costruzione di un tempio induista a Ayodhya, dove dieci anni fa sorgeva una moschea distrutta da estremisiti hindu.

Ma cos'è il continente India? Dal Mahtma Gandhi agli sviluppi più recenti. Una guida per capire.


  INDICE
 



Gli avvenimenti recenti

26 febbraio 2002: bruciato il treno degli hindu
Un commando di estremisti islamici ha dato fuoco a una carrozza del treno Sabarmati Express, sul quale viaggiavano membri dei gruppi radicali hindu. E' accaduto nella città di Godhra, nello Stato occidentale indiano del Gujarat. Almeno trenta persone sarebbero morte nel rogo, secondo quanto riferito dalla responsabile dell'amministrazione del distretto. "E' difficile stilare un conteggio preciso - ha spiegato - dal momento che i cadaveri sono completamente carbonizzati". Discordante la ricostruzione degli eventi. Secondo alcune testimonianze gli abitanti locali, musulmani, avrebbero reagito agli slogan lanciati dagli hindu, a bordo del treno, dando vita ai primi scontri. "Poi il treno è partito, ma quando si è fermato al segnale di stop - ha spiegato a una televisione locale il manager della Western Railways - è stato appiccato il fuoco, cominciando dall'ottava carrozza dalla locomotiva". In tutto sono quattro le carrozze andate completamente distrutte dal fuoco. Secondo un'altra versione, il fuoco sarebbe stato appiccato dall'interno del treno. Ma all'origine del disastro ci sarebbero comunque gli scontri fra hindu e musulmani. Gli attivisti hindu stavano tornando da Ayodhya, la località nello stato settentrionale di Uttar Pradesh, dove nel dicembre del 1992 alcuni fanatici distrussero la locale moschea. Il gruppo radicale Vishwa Hindu Parishad (Vhp) ha annunciato la costruzione, sul sito della moschea distrutta, di un tempio al dio hindu Rama, nonostante una ingiunzione giudiziaria impedisca ogni attività sul terreno, ancora oggetto di disputa con la comunità musulmana. I passeggeri del treno stavano tornando dalla cerimonia d'inaugurazione.

25 gennaio: provato con successo l'Agni II, missile a testate nucleari
Esperimento riuscito. E' la mattina del 25 gennaio quando l'India ha provato l'Agni II, una versione avanzata del missile più sofisticato e potente del suo arsenale. Di media gittata, può portare testate nucleari. Il lancio è avvenuto da un'isola sulla costa est del Paese. (Vedi anche IL FATTO: Bomba atomica). Proteste da parte del Pakistan che si sente ulteriormente minacciato. L'India si è difesa affermando che il test era previsto da mesi e comunque prima dello scontro fra i due Paesi che ha avuto origine in seguito all'attentato al parlamento di Nuova Delhi del 13 dicembre.

22 gennaio 2002: attentato al centro culturale Usa
Alle 6,15 locali (1,45 ora italiana) del 22 gennaio 2002 un gruppo di terroristi ha attaccato il centro culturale Usa di Calcutta. Quattro poliziotti sono stati uccisi. Non ci sono vittime americane nel blitz ma almeno 14 poliziotti e tre passanti sono stati feriti, alcuni dei quali in modo grave. L'attacco è stato rivendicato da un'organizzazione vicina ai servizi segreti pakistani. Poche ore prima nello stato indiano dell'Assam militanti armati del Fronte nazionale democratico del Bodoland (Ndfb) hanno accerchiato il villaggio di Jangalbari Paharpur, alla frontiera con il Bhutan, a 140 km a ovest di Guwahati. I membri del Ndfb, armati con fucili Ak-47, hanno fatto uscire gli abitanti dalle loro case, li hanno messi in riga e poi li hanno uccisi sparando loro a bruciapelo. Almeno sedici i morti, tra cui nove donne e tre bambini

11 gennaio 2002: New Delhi minaccia
Il comandante dell'esercito indiano, generale Padmanabhan è stato esplicito: "C'è la possibilità di una guerra convenzionale limitata con il Pakistan. Le truppe di New Delhi sono pronte per il conflitto. L'India reagirà inoltre con le armi nucleari, se attaccata con l'atomica, sebbene una tale eventualità sarebbe disastrosa per l'intera regione". Il comandante ha poi annunciato che l'esercito ha la capacità di colpire le basi dei ribelli del Kashmir in territorio pakistano.

Abbattuto aereo spia pakistano?
Il 6 gennaio 2002 New Delhi ha affermato che la propria contraerea ha preso di mira un aereo spia radiocomandato pakistano. Immediata la smentita di Islamabad che ha definito le affermazioni "propaganda senza fondamento".

Incontro Musharraf-Vajpayee
Il 5 gennaio 2002 il presidente pakistano Musharraf e il suo omologo indiano si sono incontrati al termine del vertice dei Paesi dell'Asia del Sud svoltosi a Kathmandu (Nepal). La presidente dello Sri Lanka, Chandrika Kumaratunga, che ha contribuito a organizzare l'incontro, l'ha definito una "chiacchierata bilaterale". Vajpayee ha definito l'incontro "poco rilevante". Musharraf, in una conferenza stampa, ha detto che è stato un "colloquio informale" e si è augurato che presto ce ne possa essere uno formale. Il presidente ha detto di considerare Vajpayee un "amico, ora e per il futuro".

Guerra diplomatica
Dal primo gennaio del 2002 gli aerei pachistani non potranno sorvolare lo spazio aereo indiano. New Delhi ha richiamato dal Pakistan metà del proprio personale diplomatico e ha concesso 48 ore al Pakistan per fare altrettanto. I diplomatici pachistani che rimarranno in India saranno confinati a New Delhi. Islamabad ha risposto con lo stesso tipo di sanzioni.

21 dicembre: New Delhi richiama il proprio ambasciatore in Pakistan
Sale la tensione al confine tra India e Pakistan. Il governo indiano ha richiamato in patria l'ambasciatore in Pakistan, accusando Islamabad di non aver agito contro i gruppi terroristici autori dell'attentato contro il Parlamento indiano del 13 dicembre. Il ministro degli Esteri indiano Nirapama Rao ha aggiunto che dal 1° gennaio saranno interrotti i collegamenti ferroviari e di autobus tra i due Paesi. A questo punto il rischio di una guerra sembra molto alto.


L'attentato al Parlamento
Il 13 dicembre 2001 alle 11:45 (le 6:45 ora italiana) un gruppo di almeno cinque uomini muniti di armi automatiche e bombe a mano assalta il Parlamento indiano ingaggiando una battaglia con le forze di sicurezza. Lo scontro dura mezz'ora e lascia sul terreno dodici morti e decine di feriti.. Al termine i cinque attentatori e sette poliziotti risultavano morti, secondo il bilancio del capo della polizia della capitale indiana. Le autorità indiane ipotizzano che possa trattarsi di membri dei gruppi di guerriglia islamica che combattono nello stato del Kashmir. I servizi segreti indiani avevano raccolto informazioni su progetti di attentati nel Paese, in seguito al crollo del regime dei Talebani in Afghanistan. Nei giorni successivi il governo indiano accusa Islamabad di aver ammassato truppe lungo la frontiera. Pervez Musharraf nega, ma dopo l'attentato al Parlamento indiano del 13 indiano i due Paesi sono ai ferri corti. L'India accusa il Pakistan di sostenere il terrorismo islamico nel Kashmir e si dice "pronta ad agire anche senza il sostegno della comunità internazionale".

Il nodo del Kashmir
Una questione che da oltre 50 anni vede opposti India e Pakistan. Il principato del Jammu e Kashmir è subito conteso, nel 1947, tra i due Paesi prima appartenenti all'Impero britannico. E' uno stato principesco, a maggioranza musulmana e governato da una dinastia indù. Ci sono però consistenti minoranze indù (a Jammu) e buddiste (nel Ladakh). Gli inglesi negano l'indipendenza al Kashmir ma lasciano al maragià Hari Singh la possibilità di scegliere a quale stato appartenere (India o Pakistan). Dopo un'iniziale indecisione, il Pakistan invia "truppe irregolari" verso Sringar. Hari Singh allora a New Delhi e firma l'annessione all'India. Migliaia di soldati indiani raggiungono in aereo il Kashmir e in pochi giorni respingono i pakistani.

Il conflitto nel corso degli anni
L'Onu impone il cessate-il-fuoco fu stabilito lungo la "linea di controllo" (Loc), lasciando i territori del Nord al Pakistan e il resto del Jammu e Kashmir all'India. Nel 1948 una Commissione speciale dell'Onu approva una risoluzione secondo la quale "il futuro del Jammu e Kashmir verrà deciso in accordo con i desideri del popolo", attraverso un plebiscito. Una seconda guerra è combattuta nel 1965, lasciando sostanzialmente immutata la Loc. India e Pakistan combattono ancora nel Kashmir nel 1971 e nel 1999, nella guerra non dichiarata nella regione di Kargil, a ridosso del Ladakh. Va tenuto presente che l'India è contraria a qualsiasi mediazione: il Kashmir è indiano e tale deve rimanere. Dal 1998 sia India che Pakistan hanno armi atomiche.

La rivolta secessionista
Dal 1989 è in corso nel Kashmir una sanguinosa rivolta secessionista, costata la vita ad almeno 30 mila persone (80 mila secondo i secessionisti). I principali gruppi nazionalisti kashmiri sono rappresentati nella All Party Hurriyat Conference o Conferenza per la Libertà. Le sue principali componenti sono il Jammu e Kashmir Liberation Front, indipendentista, e la Jamaat Islami, che è per l'annessione al Pakistan. I gruppi del Lashkar-e-Toiba, Harkatul Mujaheddin e Jaish-e-Mohammad sono formati in larga parte da combattenti arabi, afghani e pakistani e hanno ricevuto sostegno dalla rete di Osama Bin Laden.

Osama e il Kasmhir
La presenza di Afghanistan in Kashmir è un dato di fatto. Lo stesso Osama ha sostenuto la causa dei separatisti islamici durante il famoso discorso televisivo del 3 novembre su Al Jazeera.

L'India dopo l'11 settembre
La questione Kashmir è tornata ad essere esplosiva. L'India ha sperato che la creazione della coalizione contro il terrorismo fosse l'occasione per isolare Islamabad. Sono anni che New Delhi preme sugli Usa perché il Pakistan venga incluso nella lista degli stati terroristi. Gli indiani sono convinti che il terrorismo in Kashmir sia una diretta emenazione del governo di Islamabad. Invece George W. Bush ha scelto proprio il Pakistan come punto di riferimento principale nella guerra scatenata all'Afghanistan dei Talebani. Per il governo indiano è stata una beffa. Washington ha tolto alcune sanzioni imposte per i test nucleari del 1998 in cambio dell'offerta di appoggio, ma la collaborazione tra i due Paesi non ha avuto seguito.

L'attentato del 1° ottobre
Un kamikaze si fa esplodere contro il Parlamento del Kashmir nella città di Sringar. Muoiono 38 persone, di cui 23 civili. Il gruppo islamico pakistano Jaish-e-Muhammad rivendica inizialmente l'attentato, per poi ritrattare tutto, sotto le pressioni del governo di Musharraf.

Il viaggio di Powell
Il segretario di Stato Usa Colin Powell visita l'India ai primi di ottobre. Gli incontri con il premier indiano Atal Bihari Vajpayee sono poco fruttuosi. L'India avrebbe voluto l'equiparazione da parte degli Usa del "terrorismo pakistano" con quello combattuto dall'America. Powell ha invece sottolineato il desiderio della Casa Bianca di vedere presto una soluzione pacifica tra India e Pakistan della questione Kashmir. New Delhi è delusa dalle scelte americane ed è intenzionata a risolvere il problema da sola.

La minaccia nucleare
La tesi di Vajpayee è chiara: se Washington può andare a combattere il terrorismo in Afghanistan, l'India può fare lo stesso in Kashmir. I comandi dell'esercito indiano premono sul governo per attaccare non solo le basi dei separatisti nel Kashmir, ma anche le postazioni di confine dell'esercito del Pakistan. Né Islambad né New Delhi possono permettersi di cedere sul Kashmir. L'India è molto più forte del Pakistan in termini di armamenti convenzionali. Il ricorso all'atomica da parte di uno dei due contendenti è poco probabile ma non impossibile. Il Dipartimento di Stato americano indica infatti il Kashmir come potenziale innesco di un conflitto nucleare.

Prima dell'attacco agli Usa
Negli ultimi anni gli Usa si sono gradualmente avvicinati all'India. Con la fine della guerra fredda, che aveva visto l'India schierata a fianco dei non allineati e dell'Urss, i motivi di attrito tra Usa e India sono gradualmente scomparsi. La ritrovata alleanza è stata sancita dalla trionfale visita in India dell'allora presidente Bill Clinton, nel marzo del 2000. Nel settembre 2001 il primo ministro Atal Bihari Vajpayee ha offerto agli Usa l'uso delle proprie basi militari in nome della "guerra al terrorismo". Cosa impensabile fino a pochi anni fa.


Il continente India

Un Paese immenso
L'India ha oltre un miliardo di abitanti distribuiti su una superficie di poco inferiore a quella dell'Europa. La lingua nazionale è l'hindu, ma ce ne sono altre 17 (Assamese, Bengali, Gujarati, Kannada, Kashmiri, Konkani, Malayalam, Manipuri, Marathi, Nepali, Oriya, Punjabi, Sanscrito, Sindhi, Tamil, Telugu, Urdu) ufficiali, più l'Inglese. L'82 per cento della popolazione è Induista. I musulmani rappresentano il 12 per cento, i cristiani il 2,5 per cento, i sikh il 2 per cento.

La più grande democrazia del mondo
L'India è uno Stato federale. E' la più grande democrazia rappresentativa del pianeta.


La storia

La lotta di Gandhi
Dopo la Prima Guerra Mondiale Mohandas K. Gandhi, un riformatore sociale e religioso di fede induista, conosciuto tra i suoi seguaci con il nome di Mahatma (in sanscrito "grande anima"), invita il popolo indiano a rispondere alla repressione britannica con la resistenza passiva (Satyagraha). Il movimento di disobbedienza civile dura oltre vent'anni. Nel 1930 la Gran Bretagna è costretta a riconoscere all'India lo status di dominion (colonia con diritto di autogoverno), ma il movimento di Gandhi non si arresta e punta all'indipendenza totale. Negli anni Quaranta l'ostacolo principale all'indipendenza è costituito dai contrasti tra musulmani e indù. Gandhi cerca di conciliare le parti con una serie di digiuni. Viene ucciso il 30 gennaio 1948 da un nazionalista indù.

L'India
L'Indian Independence Act (Legge per l'indipendenza indiana) entra in vigore il 15 agosto 1947. L'Unione Indiana e il Pakistan sono istituiti come stati indipendenti all'interno del Commonwealth, con il diritto di recedere da esso. Il governo indiano sceglie di rimanerne membro. Dopo il passaggio di poteri, l'assemblea costituente indiana conferì il potere esecutivo a un consiglio di ministri, con Jawaharlal Nehru (il più stretto collaboratore di Gandhi) primo ministro. L'Assemblea costituente indiana approva una Costituzione repubblicana per l'Unione il 26 novembre 1949.

India non allineata
Il governo Nehru sostiene una posizione di non allineamento negli affari internazionali. La determinazione dell'India a conservare un'equidistanza tra Usa e Urss diventa evidente in seguito allo scoppio della guerra di Corea nel giugno del 1950. Il governo indiano, pur approvando la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell'Onu con la quale si invocavano sanzioni militari contro la Corea del Nord, non partecipa con l'invio di contingenti armati all'azione dell'Onu.

L'ascesa del Partito del Congresso
Nel febbraio 1952 si svolgono le prime elezioni generali basate sul suffragio universale. Il Congresso nazionale indiano, il partito di Gandhi al potere, risulta vincente nella maggioranza degli stati membri. E' l'inizio di un'egemonia che durerà fino al 1989.

La conferenza di Bandung
Nell'aprile del 1955, nella conferenza di Bandung, molti capi di stato africani e asiatici, tra i quali Nehru, firmano una dichiarazione di condanna dell'oppressione coloniale e per la pace e la cooperazione tra i popoli. La conferenza è considerata il manifesto dei non allineati. Vedi FATTO Grandi Incontri.

L'età di Indira Gandhi
Il 27 marzo del 1964 Nehru muore. Gli succedette Lal Bahadur Shastri, ex ministro degli Interni. Nel 1966, alla morte di Shastri, Indira Gandhi, la figlia di Nehru, assume la guida del governo. Nel 1969 il nuovo primo ministro consegue un'importante vittoria sull'ala conservatrice del Partito del Congresso, quando l'ex vicepresidente Varahagiri Venkata Giri, candidato della premier, sconfigge alle elezioni presidenziali il candidato ufficiale del Congresso. Avviene una scissione: da un lato il Vecchio Congresso, formato dall'ala conservatrice, dall'altro il Nuovo Congresso, diretto da Indira Gandhi, che consegue una vittoria eclatante alle elezioni del 1971, l'anno del conflitto indo-pakistano.

1971: nasce il Bangladesh
L'India appoggia la secessione del Pakistan orientale e riconosce la nuova nazione del Bangladesh.

La corsa al nucleare
Il 18 maggio 1974 l'India compie il primo esperimento nucleare.

La mano dura di Indira
Nel giugno del 1975, accusata di brogli elettorali relativi alle elezioni del 1971 e privata del diritto di voto nel Parlamento, la Gandhi decreta lo stato d'emergenza e mette in atto severe misure di repressione delle opposizioni.

1977-1980: Caduta e ritorno diIndira
Nelle elezioni del 1977 la Gandhi perse il proprio seggio in Parlamento e, per la prima volta dal 1952, il Partito del Congresso non riesce a conquistare la maggioranza. Il Partito Janata, una coalizione di opposizione, conquista circa la metà dei seggi. Morarji R. Desai, il nuovo primo ministro, revoca le misure d'emergenza introdotte dal governo Gandhi. Indira Gandhi continua a esercitare una forte influenza nella politica indiana e presto un suo nuovo partito, il Congresso-I (cioè Congresso-Indira), vince le elezioni nelle regioni del sud e nel Maharashtra. Nel gennaio 1979, dopo essere stato al potere per oltre due anni, il governo Janata perde la maggioranza parlamentare e Desai dà le dimissioni. Le elezioni del 1980 vedono l'ampia vittoria del partito di Indira Gandhi, che torna a rivestire la carica di primo ministro.

La morte di Indira
Nei primi anni Ottanta si scatena il movimento indipendentista dei sikh del Punjab. Dopo diversi incidenti terroristici, nel 1983 la Gandhi pone il Punjab sotto il diretto governo del presidente, attribuendo alle forze di polizia poteri straordinari. Il 2 giugno 1984, il Tempio d'Oro di Amritsar, il centro della resistenza sikh, è occupato da militari nel corso di una controversa operazione, in cui vengono uccisi centinaia di sikh. Il 31 ottobre Indira Gandhi è uccisa da un sikh della sua guardia del corpo. Nei tumulti che seguono, almeno mille sikh sono linciati dalla folla. Rajiv Gandhi prende il posto di primo ministro poche ore dopo la morte della madre.

Gli anni di Rajiv Gandhi
Riaffermata la sua leadership nelle elezioni parlamentari del dicembre 1984, Rajiv Gandhi risponde alle agitazioni dei sikh accordando l'espansione dei confini del Punjab. All'inizio del 1987 forze armate indiane sono inviate in aiuto allo Sri Lanka per reprimere una ribellione della guerriglia tamil.

Il Congresso sconfitto
Accuse di corruzione e cattiva conduzione del partito, oltre all'incapacità di Gandhi di affrontare efficacemente le richieste di autonomia nel Punjab e nel Kashmir, indeboliscono il Congresso-I, che alle elezioni del novembre 1989 perde la maggioranza parlamentare. Primo ministro diventa Vishwanath Pratap Singh, leader del Partito Janata Dal, alla guida di una coalizione di partiti legati dalla comune avversione a Gandhi.

Rajiv muore
Nel 1990, una divisione interna al partito di Singh porta alla caduta del governo, ormai minoritario. Gli succede Chandra Sekhar, il cui governo dà le dimissioni nel marzo del 1991, aprendo la strada a nuove elezioni. Durante la campagna elettorale, Rajiv Gandhi è ucciso da un terrorista tamil. Il Congresso-I vince le elezioni e l'ex ministro degli Esteri e sostenitore di Gandhi, Narasimha Rao, diventa primo ministro, alla guida di un governo di minoranza.

Ancora tensioni
Rao, convinto dell'urgenza di un cambiamento, cerca di avviare subito delle riforme, sia nel settore economico che in quello politico. Ancora una volta, però, esplode la rivalità religiosa tra indù e musulmani. Nel gennaio 1993, in seguito alla distruzione della moschea Babri Masjid di Ayodhya, nell'Uttar Pradesh, per opera di estremisti indù, scoppiano scontri che provocano circa 3000 vittime.

1994: vince il nazionalismo indù
Nel maggio 1996 le urne decretano la sconfitta del Congresso-I del premier Rao e l'affermazione di partiti regionali. Dopo un tentativo fallito di costituire un governo da parte del Bharatiya Janata Party (BJP) - il partito nazionalista indù - nel mese seguente si forma un governo guidato da Deve Gowda, leader del Janata Dal e della coalizione cosiddetta del "Terzo Fronte", con il sostegno del Congresso-I. La vittoria dei nazionalisti indù suscita tuttavia lo sconcerto tra le minoranze musulmana, cristiana e sikh, che temono l'estendersi dell'ideologia fondamentalista indù sostenuta dal BJP.

Ecco Sonia Gandhi
Nel marzo del 1997 il Congresso-I ritira l'appoggio al governo di Deve Godwa, che è sostituito alla guida della coalizione da Inder Kumar Gujral, ministro degli Esteri del governo uscente. Contemporaneamente la vedova di Rajiv Gandhi, Sonia, aderisce al Congresso-I.

1998: Vince Vajpayee
Nelle elezioni del 4 marzo 1998 la coalizione guidata dal Bjp conquista la maggioranza. Il nuovo governo è guidato da Atal Bihari Vajpayee.

Ultimi sviluppi
Il Bjp è costretto alle dimissioni dopo meno di un anno. Ma nelle elezioni svoltesi tra settembre e ottobre 1999 riconquista la maggioranza relativa dei seggi e Vajpayee ricostituisce il governo di coalizione con più di venti partiti che formano l'Alleanza democratica nazionale. Oltre alla grave instabilità politica, l'India è alle prese con una profonda crisi economica che si trascina da anni. Sebbene il paese nel 1997-98 sia stato solo sfiorato dalla crisi dei mercati finanziari asiatici, le sue esportazioni hanno in seguito subito una forte contrazione che si è scaricata soprattutto sui settori industriale ed estrattivo.

Antonello Sacchetti

  Grandinotizie.it/ 27/febbraio/2002