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Il punto
21 gennaio 2002: guerra di spie tra Cina e Stati Uniti La nuova crisi nei rapporti tra i due paesi è dovuta all'inserimento di decine di microspie nell'aereo presidenziale acquistato da Jiang Zemin negli Usa per oltre 120 milioni di dollari (oltre 132 milioni di euro). Le "cimici" sono state piazzate dalla Cia mentre l'aereo, un Boeing 767 che doveva diventare l'Air Force One cinese, veniva arredato a San Antonio nel Texas. Il servizio segreto cinese ne ha trovate 27, ed alcune erano nascoste persino nella camera da letto e nella toilette del presidente. Arrestati i funzionari cinesi che dovevano controllare le operazioni di arredo, mentre il Boeing giace smontato e sventrato sulla pista di un aeroporto militare cinese. L'incidente sarà al centro dell'incontro tra Zemin e George W. Bush in programma a Pechino il 21 febbraio 2002. Già ad aprile 2001, pochi mesi dopo l'insediamento del presidente Bush alla Casa bianca, c'era stato un incidente diplomatico: un aereo spia americano era stato costretto ad atterrare - intercettato da un caccia cinese - sull'isola di Hainan. E l'equipaggio era stato tenuto in ostaggio dieci giorni. (Vedi Spie come noi e Verso casa)
La Cina Entra nel Wto Il 10 novembre 2001 la Cina entra nel World Trade Organization (Wto), l'organizzazione mondiale per il commercio. Dopo la Rivoluzione di Mao, la Cina era uscita nel 1950 dal Gatt (antesignano del Wto) denunciandolo come "club di capitalisti". Entrando nel Wto la Cina apre le porte agli investitori occidentali, ansiosi di mettere le mani su un mercato enorme.
I fatti, i perché
I numeri della Cina L'economia cinese sembra in buona salute. Il prodotto interno lordo è salito del 7,8 per cento nei primi sette mesi del 2001 e le riserve di valuta ammontano a 190 miliardi di dollari (crescita di 24 miliardi di dollari nell'anno in corso). Da quattro anni Pechino ha aumentato la pressione fiscale, ma il rapporto debito/prodotto interno lordo è comunque sotto il 15 per cento. Prima ancora dell'ingresso nel Wto la Cina ha abbassato le barriere doganali dal 43 per cento del 1992 al 17 per cento del 1997, assorbendo 225 miliardi di dollari di importazioni nel 2000. Mentre in tutta l'Asia le esportazioni sono calo, per la Cina sono cresciute dell'8,7 per cento, proiettando Pechino al settimo posto nel mondo (dopo Canada, Regno Unito, Francia, Giappone, Germania e Usa) e al primo dei Paesi non industrializzati. Negli utlimi vent'anni il Pil è cresciuto a una media del 9 per cento ogni anno. L'ingresso nel Wto dovrebbe aggiungere un altro 3 per cento nei prossimi dieci.
Cina a due velocità Ma i costi sociali della crescita economica cinese sono enormi. Per 800 milioni di contadini che vivono con 270 dollari l'anno ci sono cento milioni di ricchi delle zone costiere che navigano ad una media di 2500 dollari. Altri trecento milioni di cinesi sono nel mezzo. La regione più sviluppata è il Guangdong, la più arretrata il Qinghai.
Cosa farà la Cina Il 90 per cento dei lavoratori cinesi è ancora impiegato in imprese pubbliche. La recessione che sta colpendo l'economia mondiale obbligherà i vertici cinesi a scelte drastiche. Si temono ondate di licenziamenti in tutti i settori.
La sfida per il Partito Comunista Nell'inverno 2002-2003 il Partito comunista rinnoverà il 60 per cento dei suoi vertici. Usciranno di scena i settantenni come il presidente Jiang Zemini e il premier Zhu Rongji. Il presidente designato, il 58enne Hu Jintao dovrà affrontare l'integrazione internazionale. Con l'apertura in economia arriveranno anche le richieste di apertura in campo politico. Bisognerà vedere se il Partito comunista resisterà al cambiamento o collasserà.
La scuse del Papa Giovanni Paolo II chiede perdono a Pechino per gli "errori commessi nel passato da alcuni membri della Chiesa in Cina". Il Papa coglie l'occasione di un convegno in internazionale sul missionario Matteo Ricci(1552-1610) per lanciare un'inaspettata proposta di dialogo al governo della Repubblica popolare cinese. In una lettera Wojtyla auspica la normalizzazione dei rapporti tra Santa Sede e Pechino, "superando le incomprensioni del passato" e guardando "al futuro dell'umanità". Si tratta di una mossa clamorosa, a pochi giorni dal vertice di Shangai che ha consacrato la Cina come superpotenza mondiale. Per Jiang Zemin si tratta di un successo forse ancora più importante del riconoscimento politico ottenuto dagli Usa per il sostegno alla guerra contro il terrorismo.
La svolta storica di Shanghai Il vertice dell’Apec (il forum di cooperazione economica dei Paesi dell’Asia e del Pacifico), tenutosi a Shanghai dal 19 al 21 ottobre 2001, ha disegnato la bozza di un nuovo ordine mondiale. Nella conclusiva "dichiarazione ideale" l'Apec "individua nel libero mercato la bandiera della grande coalizione e insieme il bersaglio che i terroristi volevano distruggere". La dichiarazione conferisce di fatto alla Cina lo status di potenza mondiale, economica e politica. Lo stesso George W. Bush ha citato Pechino quale "modello di libero mercato". La Cina ha messo a disposizione degli Usa il lavoro della propria intelligence.
La Cina dopo l'11 settembre La Cina ha scelto di giocare a carte scoperte. Gli Usa, nell'attacco all'Afghanistan, hanno bisogno dell'aiuto o per lo meno della non interferenza di Pechino, che nella regione ha interessi notevoli. Il presidente Jiang Zemin ha manifestato subito solidarietà agli Usa e nel giro di poche settimane si è arrivato allo storico accordo di Shanghai. Ma il sostegno della Cina non è gratis.
Il prezzo di Zemin Pechino ha chiuso la frontiera con l'Afghanistan, impedendo a Bin Laden di scappare nello Xinjiang. In cambio ha ora mano libera in Tibet, nello stesso Xinjiang e su Taiwan. Gli Usa non possono più ergersi a paladini dei diritti dei tibetani. Tantomeno possono fare la voce grossa sulle manovre militari con cui Pechino minaccia ciclicamente Taiwan.
Amici nemici Durante la Guerra Fredda gli Usa guardavano alla Cina come freno all'espansionismo sovietico. Da dieci anni i rapporti politici tra Cina e Usa sono altalenanti. Sfiorata una gravissima crisi diplomatica nel maggio 1999, quando l’ambasciata cinese a Belgrado è stata colpita da missili sganciati da aerei della Nato durante la crisi del Kosovo. Nel novembre 1999 Cina e Stati Uniti firmano a sorpresa uno storico accordo che apre il mercato cinese alle merci statunitensi. Nell'aprile 2001 un aereo spia Usa è intercettato e costretto ad atterrare in territorio cinese. Pechino ne approfitta per saccheggiare informazioni militari preziosissime. Per settimane Cina e Usa si scambiano accuse pesanti. Dietro l'incidente c'è una chiara rivalità per l'egemonia politica ed economica nel Pacifico.
Perché Pechino appoggia gli Usa La Cina non vuole instabilità nell'Asia centrale. Nel maggio 2001 a Shanghai ha firmato un'intesa antiterrorismo con Russia, Tagikistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Kazakistan. La paura di Pechino è che gli abitanti dello Xinjiang (gli Uighuri, popolazione turcofona) si stacchino dalla Cina per dar vita allo stato indipendente del Turkestan Orientale. Si tratta di un progetto concreto, sostenuto dalla rete di Bin Laden. Per fermarlo Pechino ha dato vita ad una propria geopolitica mediorientale. Un comportamento da superpotenza che si sposa con gli interessi delle repubbliche ex sovietiche dell'Asia Centrale di fermare l'estremismo islamico. Il governo del Kazakistan, in particolare, è attivissimo nella caccia alle formazioni legate a Bin Laden.
Importanza economica dello Xinjiang La regione autonoma dello Xinjiang è ricca di risorse naturali (petrolio, carbone, oro, piombo, rame, zinco e uranio). Da anni le autorità cinesi reprimono violentemente i movimenti indipendentisti uighuri. Finché ha potuto Pechino ha tenuto nascosta la repressione. Ora cerca di giustificarla sostenendo di avere a che fare con attacchi terroristici sistematici e gravissimi.
L'Islam dello Xinjiang In realtà i cinesi musulmani del Xinjiang sono tendenzialmente moderati. Non predicano la jiahd. Alcuni di loro (pare siano soltanto duecento secondo i servizi segreti russi) hanno sposato la causa di Bin Laden spinti dalla durissima repressione di Pechino che ha colpito indiscriminatamente fanatici e non.
Rapporti Cina - Talebani Dal 1999 la Cina ha rapporti economici privilegiati con Kabul. Pur non riconoscendo il regime dei Talebani, Pechino era in trattativa con loro per un accordo relativo alla costruzione di un'autostrada tra l'Afghanistan e lo Xinjiang.
Cina e Pakistan La Cina è il maggior alleato del Pakistan, con il quale ha in comune un lungo confine. Il Governo non ha chiuso le frontiere, ma non ha escluso un rafforzamento di misure di sicurezza.
Una superpotenza economica La Cina non è più un Paese socialista. Dal punto di vista economico ha varato la formula del "capitalismo di Stato". Un mercato con potenzialità enormi e con squilibri enormi. L'economia cinese cresce ad un tasso annuo del 7-8 per cento. Il 40 per cento delle sue esportazioni vanno negli Usa. Quinta potenza economica mondiale, sembra ormai prossima ad entrare nel Wto, l'Organizzazione del commercio mondiale. Il sistema produttivo cinese è stato riorganizzato negli anni Novanta, con la creazione di zone economiche a regime speciale che hanno attratto, per le favorevolissime condizioni di investimento, molti capitali interni e stranieri.
I costi della riforma La riforma economica e la privatizzazione delle imprese statali, avviata a partire dal 1996, ha però provocato la chiusura di migliaia di industrie, con un sensibile aumento della disoccupazione e del malcontento sociale. Ad aggravare la situazione economica e politica del paese è sopraggiunta la crisi asiatica, che ha colpito pesantemente la borsa di Hong Kong. Con la decisione politica di non svalutare lo yuan allineandolo alle monete degli altri paesi della regione, la Cina si è così accollata un ulteriore costo, derivato dalla perdita di competitività dei suoi prodotti sul mercato internazionale.
Ordinamento statale La Cina conserva invece l'ossatura tipica di un Paese comunista. E' una Repubblica popolare con partito unico. Il Presidente è eletto ogni cinque anni dal Congresso nazionale del Popolo. Il potere legislativo è esercitato dall'Assemblea Nazionale del Popolo, composta da circa 3.000 deputati.
Violazioni dei diritti umani Situazione terribile. Vengono repressi con ferocia tutti i movimenti culturali, politici e religiosi non schierati con il regime. Largamente applicata la tortura. La Cina è il Paese con più condanne a morte in assoluto. La pena capitale è applicata in modo massiccio e arbitrario. Ogni anno avvengono migliaia di esecuzioni, quasi sempre pubbliche e per fucilazione.
Politica demografica rigidissima La Cina è il Paese più popoloso della Terra. In diverse regioni le autorità hanno imposto il limite di un figlio a famiglia. Il controllo è attuato attraverso aborti coatti e infanticidi.
La storia
Chi comanda in Cina Dal marzo 1993 è presidente Jiang Zemin. Subentra a Deng Xiao Ping, morto nel febbraio del 1997 e dominatore assoluto della vita politica cinese degli ultimi vent'anni. In Cina i centri di potere sono due: il partito comunista e l'esercito. Ulteriori cambiamenti ai vertici del partito si sono avuti nel congresso svoltosi nel settembre del 1997 e l’Assemblea nazionale del marzo 1998, con la vittoria di Jiang Zemin su Qiao Shi, il suo più forte concorrente in seno al partito, e la nomina alla carica di primo ministro di Zhu Rongji al posto di Li Peng.
Hong Kong cinese Nel luglio 1997 Hong Kong torna sotto la sovranità cinese dopo 156 anni di amministrazione britannica. Alla base del cambiamento c'è la scadenza del contratto d'affitto (99 anni) stipulato tra l'Impero cinese e la Gran Bretagna nel 1898.
Tienanmen Il 1989 cinese è stato molto diverso da quello dei Paesi dell'Est europeo. Nel Vecchio Continente c'è stato l'inatteso e rapido crollo di tutti i regimi comunisti. A Pechino le istanze democratiche degli studenti sono repressi nel sangue. Gli studenti cinesi chiedono un nuovo corso sul modello di quello avviato da Mikhail Gorbaciov (che visita Pechino in maggio) in Urss. Migliaia di manifestanti sono uccisi in Piazza Tienanmen. Jiang Zemin viene nominato segretario generale del partito al posto di Zhao Ziyang, contrario alla repressione degli studenti. Saranno migliaia gli esiliati e i prigionieri politici degli anni successivi.
La Rivoluzione del 1949 I comunisti salgono al potere dopo una guerra civile durata vent'anni contro i nazionalisti Kuomintang e dopo la guerra contro il Giappone dal 1937 al 1945. Il Partito comunista è guidato da Mao Tse Tung. Viene proclamata la Repubblica popolare cinese. I nazionalisti si rifugiano nell'isola di Taiwan.
Le distanze dall'Urss La Cina non gode dell'appoggio di Stalin, preoccupato dallo stravolgimento degli equilibri decisi a Yalta. La Cina si pone alla testa dei Paesi non allineati. Nel 1995 Lin Piao domina la scena della conferenza dei Paesi africani e asiatici di Bandung.
Il grande balzo in avanti Nel 1957 Mao lancia la politica del “grande balzo in avanti”. In quindici anni la Cina deve superare la produzione della Gran Bretagna. Vara un'ampia riforma in senso collettivistico dell’agricoltura e crea le cosiddette “comuni”. Il piano fallisce. Nel 1960 la Cina rompe i rapporti con l’Unione Sovietica, accusata di “revisionismo” dopo la svolta di Nikita Kruscev. L’interruzione dell’assistenza sovietica provoca il peggioramento della situazione economica del paese.
L'atomica cinese. Nel 1964 la Cina effettua i primi test atomici.
La Rivoluzione culturale Mao soffre per il fallimento del Balzo in avanti. Nel 1959 è sostituito dal moderato Liu Shaoqi nella carica di capo dello stato, ma conserva quella di presidente del partito. Nel 1966 Mao, sua moglie Jang Qing e altri suoi stretti collaboratori lanciano la "grande rivoluzione culturale proletaria" per recuperare lo zelo rivoluzionario del primo comunismo cinese, "perduto a causa dell'imborghesimento dei quadri di governo e dell'apparato burocratico del partito". Gruppi di studenti autodenominatisi "guardie rosse della rivoluzione" seguiti da lavoratori, contadini e soldati in congedo, manifestano a favore di Mao contro ogni forma di autorità istituita. Intellettuali, burocrati, funzionari di partito, operai divennero oggetto di umiliazioni e violenze pubbliche, licenziamenti, e spesso furono forzati a lavori fisici abbrutenti. La struttura del partito è annientata, e molti suoi alti funzionari rimossi dai loro incarichi ed espulsi. Nel biennio 1967-68 le lotte sanguinose tra maoisti e antimaoisti fanno migliaia di vittime. Alla fine l'ordine è ripristinato dall'esercito guidato da Lin Piao. Nel 1969 avvengono scontri al confine tra Cina e Unione Sovietica lungo il fiume Ussuri, in Manciuria.
Lotte nel partito Continuano le lotte all’interno del Partito comunista. Nel 1971 Lin Piao muore in un misterioso incidente aereo. Accanto al "Grande Timoniere" Mao l'uomo politico più influente è Chu En Lai. Nel 1975 Mao nomina vice primo ministro Deng Xiaoping, vittima riabilitata della rivoluzione culturale.
Migliori relazioni internazionali Nel 1971 la Cina subentra a Taiwan in seno all’Onu e ottiene un seggio permanente nel Consiglio di Sicurezza. Nel 1972 il presidente americano Richard Nixon si reca in visita ufficiale a Pechino, giocando una storica partita a ping pong con Mao. La Cina apre relazioni diplomatiche con gli Usa nel 1973.
1976: muore Mao Mao Tse tung muore. Si scatena la lotta tra moderati e radicali. Con un compromesso fra i due schieramenti, Hua Kuo-feng è nominato primo ministro. Sotto il suo governo prevale la linea moderata. Per consolidare la propria posizione, Hua fa arrestare Chiang Ch’ing, la moglie di Mao, con i suoi collaboratori (la cosiddetta Banda dei Quattro). Poi si concentra sullo sviluppo economico della nazione, affidandosi al "partito dei pragmatisti". Nel 1977 Deng diventa vicepremier.
Guerra con il Vietnam Quando il Vietnam invade la Cambogia rovesciandone il governo filocinese dei Khmer Rossi (gennaio 1979), Pechino attacca il Vietnam. La Cina non tollera l'influenza dell'Urss in Vietnam, e intensifica la politica di apertura diplomatica verso le potenze occidentali e il Giappone.
Gli anni Ottanta La Cina di Deng si apre al commercio e agli investimenti esteri, entrando a far parte della Banca mondiale e del Fondo monetario internazionale nel 1980. Il risultato è una crescita economica annuale media del 10 per cento per tutto il decennio del 1980. Sempre nel 1980 Hua Kuo-feng si dimette dall'incarico di premier ed è sostituito da Zhao Ziyang, fedele sostenitore di Deng. In giugno un altro alleato di Deng, Hu Yaobang, sostituisce Hua come responsabile del partito. Verso la fine degli anni Ottanta le difficoltà economiche si fanno sentire. La liberalizzazione economica ha dato origine a una forte inflazione, alimentata dall'emissione di quantitativi esagerati di moneta per sostenere il deficitario settore pubblico. Si intensificano in tutto il Paese le richieste di accompagnare le riforme economiche con riforme politiche democratiche.
La speranza Zhao Ziyang Nel gennaio del 1987 Zhao Ziyang è nominato segretario generale del Partito comunista in sostituzione di Hu Yaobang. Il mutamento ai vertici ha luogo dopo un'ondata di manifestazioni studentesche che rivendicavano maggiore democrazia e libertà di espressione. Il XIII Congresso del Partito comunista vede l'ascesa di giovani tecnocrati. E' l'antefatto ai moti della primavera del 1989, stroncati col massacro di Piazza Tienanmen (4 giugno 1989).
Antonello Sacchetti
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