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Ma che fine ha fatto Osama?
Ultima ipotesi: è vivo ed è in Afghanistan "Osama Bin Laden è vivo e con grande probabilità si trova in Afghanistan, forse in una zona di frontiera". Lo afferma il ministro degli Esteri afghano Abdullah Abdullah il 14 aprile 2002 mentre si trova in visita negli Emirati Arabi Uniti.
Ipotesi 1: è morto per malattia Il 18 gennaio il presidente Pervez Musharraf ha avanzato l'ipotesi che lo sceicco possa essere morto a causa di una complicazione renale. Ma non si hanno né conferme, né smentite.
Ipotesi 2: è in Pakistan E' quello che sostengono in molti. Osama - magari sbarbato o con i lineamenti modificati da un intervento chirurgico - avrebbe lasciato Tora Bora all'inizio di dicembre per rifugiarsi nel Pakistan occidentale. L'intelligence Usa starebbe setacciando tramite satellite tutto il territorio. E marines sono impegnati nella sua caccia.
Ipotesi 3: è morto sotto le bombe Lo sceicco potrebbe essere rimasto ucciso dai raid Usa su Tora Bora. Il suo cadavere sarebbe intrappolato in uno dei numerosi tunnel che collegano i bunker di Al Qaeda scavato sotto le Montagne Bianche. E' un'ipotesi poco credibile. I mujaheddin anti Talebani hanno perquisito ormai tutti i bunker senza trovare alcuna traccia di Osama. Se Bin Laden fosse davvero morto, gli americani avrebbero il problema di provarlo in modo inequivocabile all'opinione pubblica internazionale. Pare che abbiamo preso tracce del Dna di familiari dello sceicco. Ma siamo nel campo dei "si dice"...
Ipotesi 4: è in Iran Una delle più inverosimili. Osama avrebbe lasciato in gran segreto l’Afghanistan, e sarebbe arrivato in Iran, dove gode della protezione di un gruppo etnico che si oppone al governo iraniano. Lo riferisce il 16 dicembre il quotidiano pachistano Jang Daily. Osama avrebbe lasciato Tora Bora il 15 dicembre e, attraverso una strada non convenzionale, avrebbe raggiunto l'Iran. Lo scoop si baserebbe sulle confessioni dei Talebani catturati a Tora Bora. Ma è difficile che l'Iran (da sempre nemico dell'Afghanistan talebano) sia stato così poco attento proprio alla frontiera più calda.
Ipotesi 5: è in Somalia Poco prima della caduta di Kandahar, Osama sarebbe fuggito in Pakistan e a Karachi si sarebbe imbarcato su un peschereccio diretto nel Corno d'Africa. Per questo la marina Usa ha dato ordine di fermare e perquisire tutte le navi sospette del Mare Arabico. La Somalia potrebbe essere l'obiettivo di nuove operazioni nell'ambito della guerra al terrorismo.
Ipotesi 6: è ancora in Afghanistan Ma dove? A Tora Bora? A Jalalabad? Travestito da donna in qualche sperduto villaggio delle province orientali? Tutte ipotesi suggestive ma poco attendibili.
Ipotesi 7: è in Svizzera Più che un'ipotesi una provocazione. Secondo alcuni giornalisti pakistani Osama ha seguito la guerra in Afghanistan sulla Cnn, comodamente nascosto in uno chalet sulle Alpi svizzere. Come dire: che l'avete fatta a fare questa guerra?
Osama, dov'era l'11 settembre?
"Osama Bin Laden la notte prima dell'11 settembre era ricoverato nell'ospedale militare di Rawalpindi per un trattamento di dialisi ai reni". Lo dice la rete televisiva americana Cbs citando fonti dell'intelligence pakistana. La notizia è stata smentita immediatamente dal governo del Pakistan. Ma a rendere credibile l'ipotesi ci sarebbe la testimonainza di un'infermiera che ha chiesto di rimanere nell'anonimato. "Lo staff del reparto di urologia fu fatto evacuare il 10 settembre e sostituito da altro personale medico. Era un trattamento per una persona molto speciale". E un altro dipendente dell'ospedale di Rawalpindi ha detto di aver visto un uomo "misterioso" che veniva fatto uscire da un'auto. "E' l'uomo che conosciamo come Osama Bin Laden" ha detto in conclusione. Anche in questo caso però fonti governative e dell'ospedale di Rawalpindi hanno smentito il reportage della Cbs.
Tutto su Bin Laden
Così Osama comprava i Talebani Soldi a volontà, auto, regali, oggetti di valore. Era questa la "fede" che univa i Talebani a Osama Bin Laden. Lo rivela il 30 novembre al Washington Post Mohammed Khaksar, ex vice ministro degli interni talebano, ora disertore. "Osama non si presentava mai agli appuntamenti con i leader dei Taleban con meno di 50-100mila dollari in contanti. Aveva i soldi in tasca. Ogni volta che voleva, doveva solo tirarli fuori e distribuirli". In cambio il miliardario terrorista otteneva libertà per la sua organizzazione, Al Qaeda, di operare in Afghanistan senza alcuna interferenza. "Nessuno aveva potere su di lui, faceva quello che voleva" sintetizza Khaksar. E non si trattava solo di soldi. Bin Laden faceva arrivare al regime dei Talebani qualsiasi cosa avessero bisogno: durante la preparazione di un attacco contro l'Alleanza del Nord, ai miliziani arrivarono 50 mezzi che servirono a trasferire i mujahiddin al fronte. Mohammed Khaksar, un tempo stretto amico del leader spirituale degli studenti integralisti, il mullah Mohammad Omar, ruppe con i suoi compagni quando questi hanno lasciato Kabul all’inizio di novembre.
Meglio morto che in mano agli Usa Il miliardario saudita fa sapere di preferire la morte alla cattura da parte degli americani. Intanto le forze della coalizione internazionale hanno trovato in Afghanistan prove concrete della volontà di Al Qaeda di procurarsi armi chimiche e biologiche. In una base abbandonata dopo la fuga dei Talebani sono stati trovati cd-rom che contengono informazioni precise su come costruire armi biologiche e chimiche mortali usando ingredienti che sono liberamente in vendita al pubblico.
Discorso televisivo del 3 novembre Osama parla ancora. Nel nuovo video trasmesso da Al Jazeera il 3 novembre attacca praticamente tutti. Dall'Onu (colpevole di colpire l'Islam) all'Italia, responsabile della spartizione dell'Impero Ottomano con Francia e Gran Bretagna all'indomani della Prima Guerra Mondiale.
I diamanti di Osama Al Qaeda si finanziarebbe commerciando i “diamanti insanguinati” della Sierra Leone. Negli ultimi tre anni la rete di Osama Bin Laden avrebbe giadagnato milioni di dollari, acquistando e rivedendo al mercato clandestino i diamanti estratti dai ribelli anti-governativi della Sierra Leone. Lo rivela il Washington Post, riprendendo informazioni riservate della Cia e dei servizi segreti di diversi Paesi europei. Gli emissari di Al Qaeda comprano a bassissimo prezzo pietre preziose dal Fronte rivoluzionario unito della Sierra Leone(Ruf). I diamanti sono poi stati rivenduti in Europa con larghi profitti: sicuramente al-Qaeda ha guadagnato così milioni di dollari.
Arresti in Bosnia I comandi Nato rivelano che erano in preparazione attacchi suicidi a due basi Usa in Bosnia. Sotto accusa uomini sospettati di appartenere alla rete di Osama Bin Laden. A Sarajevo sono stati arrestati sei algerini, tre egiziani e un giordano. Il piano prevedeva l'impiego di elicotteri kamikaze per colpire centri militari a Tuzla e Srebrenica.
Osama nei Balcani E' ormai sicuro che "la Base" di Bin Laden è attiva anche nei Balcani. Osama "sbarca" in Albania nel 1994, presentandosi al governo di Tirana come capo di una ricca organizzazione umanitaria saudita. Qui avrebbe avviato importanti operazioni di narcotraffico con la mafia e stabilito rapporti di collaborazione con il Gia algerino. Oggi la polizia di Tirana sostiene che l'organizzazione di Bin Laden non è più presente in Albania. La cooperazione tra Cia e intelligence albanese ha fatto sì che il Paese fosse cancellato dalla lista dei 34 Paesi sospettati di ospitare basi di Osama. In Bosnia, durante la guerra (1992-1995), hanno sicuramente operato gruppi di Bin Laden. Erano algerini, egiziani, sauditi, tunisini, iracheni, yemeniti e libici addestrati nei campi di Bin Laden in Afghanistan. Per questo erano comunemente chiamati "afghani". Il loro quartier generale era nella città di Zenica, dove hanno avuto spesso screzi con la popolazione locale, da loro ritenuta poco rispettosa dei costumi musulmani. Nel 1994 erano circa mille i musulmani non bosniaci presenti nell'esercito. Molti di loro sono oggi in Kosovo e, secondo il governo di Skopje, in Macedonia. Gli uomini di Bin Laden sarebbero arrivati in Bosnia per il diretto interessamento dell'allora presidente Alija Izetbegovic, amico di vecchia data dello sceicco Elfatih Hassanein-Omal-Fatih, a sua volta strettamente legato ad Osama. Nei Balcani il fondamentalismo islamico non trova terreno fertile. Per Bin Laden i Balcani sono soprattutto una base finanziaria (per operazioni lecite e illecite) e un buon punto di osservazione di quanto accade in Europa e nel Mediterraneo. I servizi segreti occidentali sospettano che molti ex appartenenti alla brigata di Zenica abbiano sposato ragazze del luogo per prendere il passaporto bosniaco ed aggirarsi indisturbati in Europa. Alcuni di loro sarebbero diventati "terroristi dormienti" sparsi in tutto l'Occidente.
Parla Osama Bin Laden Due volte. La prima domenica 7 ottobre. In un filmato dalla tv satellitare Al Jazeera, registrato nel pomeriggio prima dei bombardamenti. Prima di tutto esalta gli attentati terroristici dell'11 settembre. "Dio ha inviato questi attacchi contro gli edifici più noti di America e grazie a questi l'America sta provando quello che noi abbiamo provato per decenni. Gli attacchi dell'America sono attacchi criminali che Dio punirà". Sui bombardamenti americani in Afghanistan ha dichiarato: "Questo attacco ha diviso il mondo: fedeli e infedeli. E ogni musulmano deve rispettare ora la sua fede. La guerra all'Afghanistan è la guerra all'Islam. Quello che è accaduto negli Stati Uniti è la reazione naturale alla politica cieca degli americani. Se l'America continua con questa politica i figli dell'Islam non fermeranno la loro lotta. Gli Stati Uniti sono stati colpiti da Dio in uno dei suoi punti più deboli. L'America adesso è spaventata da Nord a Sud, da Ovest a Est. Grazie Dio per questo. Ringrazio Dio per la distruzione dei simboli dell'America. Nessun americano potrà mai sentirsi al sicuro fino a quando non lo saranno i palestinesi". E lancia una solenne minaccia di nuovi attacchi: "Giuro su Dio che gli americani non si sentiranno mai più sicuri a meno che noi e i palestinesi ci sentiremo sicuri allo stesso modo". Ritratto in una caverna con accanto due suoi aiutanti, Bin Laden ha lanciato la jihad, precisando che questa è la "guerra fra credenti e non credenti". "Giuro a Dio - ha detto ancora - che non ci arrenderemo mai fino a che l'ultimo soldato infedele non lascerà questa terra". La seconda volta sabato 3 novembre, sempre in un video consegnato ad Al Jazeera. Stavolta attacca l'Onu e lancia accuse anche all'Italia, colpevole di "aver partecipato con Francia e Gran Bretagna alla spartizione dell'Impero Ottomano dopo la Prima Guerra Mondiale".
L'avvocato del Diavolo A New York c'è un avvocato disposto a difendere Bin Laden dall'accusa di aver organizzato gli attentati dell'11 settembre. Si chiama Stanley Cohen ed è ebreo. "Se Osama bin Laden me lo chiedesse, prenderei in considerazione l’idea di rappresentarlo. Qualcuno sembra dimenticarsi che bisogna distinguere tra accuse e prove. A me sembra ancora fondamentale ricordare che la nostra Costituzione parte dalla presunzione di innocenza". Così parla Cohen, 47 anni, barba incolta, capelli raccolti in una coda e orecchino con turchese, dono degli indiani Mohawk sostenuti in una causa con il governo canadese. L'avvocato (uno studio a cinque isolati dalle Torri Gemelle ed una carriera di lotte per i diritti civili) non è tenero con Bush: "Non credo che avesse mai sentito quel nome fino al 10 settembre. Poi c’era bisogno di identificare subito un colpevole, per semplificare le cose, ed ecco che è spuntato il terrorista giusto. Non dico che sia innocente, ma aspetto le prove che dimostrino che è il colpevole".
Bush & Bin Laden Grossi affari in Texas per le rispettive famiglie. Il padre di Osama, ebbe più volte occasione di collaborare con Bush senior in materia di estrazione petrolifera. Papà Bin Laden muore in un incidente aereo nel 1967. Anche suo figlio Salem trova una morte simile nel 1988, proprio nei cieli del Texas dei Bush.
Mogli e figli Quattro mogli. Una è nipote di Hassan Tourabi, uomo di potere in Sudan e amico intimo di Saddam Hussein . Un'altra moglie è filippina. Quattro figli maschi. Il diciottenne Bon Omar è considerato il suo delfino.
Una vita spartana Piatto preferito: carne di montone mangiata con le mani. Oppure uova. Beve moltissima acqua, forse a cusa di gravi disturbi ai reni.
Hobby Lunghe cavalcate e partite di calcio.
Malato? Voci mai confermate parlano di tumore ai reni e al fegato. Di sicuro Osama cammina con un bastone, ma forse si tratta solo di reumatismi.
Fuggire dove? Dove potrebbe nascondersi Osama? Molto probabilmente sceglierà di rimanere sulle montagne afghane, pressoché inaccessibili agli stranieri. Ma se volesse uscire dal Paese dei Talebani avrebbe diverse opzioni. La prima è la Cecenia. Il territorio è in mano ai russi che però non lo controllano come vorrebbero. i guerriglieri indipendentisti della fazione islamica Wahabita gli avrebbero offerto ospitalità. Si potrebbe trattare di una soluzione temporanea, ma molto pericolosa. Osama potrebbe nella provincia cinese dello Xinijang, a maggioranza musulmana, attraversata da tensioni indipendentiste. In Somalia Osama troverebbe suoi militanti e un Paese regolato dalle legge islamica. Altri ipotesi: Yemen, Sudan. (ma lo ha espulso anni fa ed è difficile che lo riaccolga ora) e Indonesia, dove operano gruppi legati ad Al-Qaeda.
L'intervista a Fisk Nel 1997 Osama Bin Laden venne intervistato dall'inglese Robert Frisk. E' stato l'ultimo occidentale a raccogliere dichiarazioni dello sceicco saudita prima dell'attacco agli Usa. Alcuni passaggi di quell'intervista meritano di essere riletti perché suonano come vere e proprie dichiarazioni d'intenti. L'America: "Non ho niente contro il popolo americano. Sono in lotta solo contro il suo governo". Non è che l'inizio: "Siamo appena all’inizio della nostra azione militare contro le forze americane". La tigre di carta: Osama riprende una vecchia definizione di Mao: Noi crediamo che Dio si sia servito della nostra guerra santa in Afghanistan per distruggere l’Armata rossa e l’Unione sovietica. Lo abbiamo fatto su queste montagne e ora chiediamo a Dio di poter fare la medesima cosa all’America, di ridurla all’ombra di se stessa. Crediamo anche che la nostra lotta contro l’America sia molto più facile di quella contro l’Unione sovietica, perché molti dei mujaheddin che hanno combattuto qui in Afghanistan hanno partecipato anche alle operazioni contro gli americani in Somalia e si sono meravigliati del crollo del morale americano. Laggiù ci siamo convinti che l’America sia una tigre di carta". Arabia Saudita. : "La guerra dichiarata dagli americani contro il popolo saudita significa guerra contro i musulmani in tutto il mondo. La resistenza all’America si diffonde nei Paesi musulmani. I capi in cui abbiamo fiducia, gli ulema, ci hanno consegnato una fatwa che ci impone di cacciare gli americani. La soluzione di questa crisi è il ritiro della truppe americane, la cui presenza è un insulto al popolo saudita". Terrorista? "Se liberare il mio Paese mi porta a essere bollato come terrorista, è un grande onore per me".
Bin Laden e gli strani movimenti dei titoli assicurativi Sarà quasi impossibile provarlo, ma l'Fbi teme che ci sia Bin Laden dietro il crollo registrato dai maggiori titoli assicurativi europei (Munich Re, Axa, Swiss Re) nelle settimane precedenti agli attentati dell'11 settembre. Gli analisti non riuscivano a capire i motivi dell'andamento negativo dei titoli assicurativi. Adesso la Security Exchange Commission crede di aver trovato la spiegazione. Gli attentatori (o loro fiancheggiatori) avrebbero deciso di andare short, cioè di vendere allo scoperto, sapendo con certezza che l'11 settembre i mercati avrebbero reagito all'attacco terroristico con un crollo dei titoli assicurativi. In pratica: Bin Laden (o chi per lui) dopo l'11 si sarebbe "ricoperto", avrebbe cioè comprato i titoli venduti qualche giorno prima senza averne ancora materialmente il possesso ad un presso molto più basso. Una speculazione in grado di fruttare migliaia di miliardi. Che Bin Laden possa realizzare un'operazione simile è quasi certo. Fino a qualche anno fa Bin Laden gestiva una società di trading, la Taba Investment. Per realizzare manovre al ribasso servono almeno trenta milioni di dollari. Una cifra ampiamente alla portata di Bin Laden.
Il network del terrore Quella di Bin Laden è una vera multinazionale del terrore. In Al Qaeda (la "Base") sarebbero impiegati circa cinquemila uomini, provenienti da oltre 30 Paesi di tutto il mondo, dalle Filippine al Pakistan, passando per i Paesi arabi moderati (Egitto, Arabia Saudita, Tunisia). Adesso è chiaro che ha uomini anche in Usa.
Il progetto di Bin Laden Politico, più che religioso. L'obiettivo finale è la creazione di un unico Stato arabo, la Umma. Il panarabismo nel nome della Jihad, la guerra santa agli infedeli. Oggi è l'unico ad essere in grado di riunire in un progetto politico musulmani provenienti da culture e situazioni diversissime. E' forse il primo vero leader politico della globalizzazione. Mai nessuno era riuscito ad essere insieme punto di riferimento per gli indipendentisti islamici delle Filippine e i ceceni russi. E l'unico a diventare un pericolo costante per l'Occidente.
La differenza con il vecchio terrorismo A differenza del terrorismo arabo degli anni Settanta e Ottanta, quello di Bin Laden è trasversale, non legato a un singolo Paese. Fino a dieci anni fa erano alcuni Paesi (Libia, Siria, Iran) a finanziare il terrorismo internazionale. Oggi non è più così. Bin Laden collabora sicuramente con alcuni governi (quello talebano di Kabul, innanzitutto, ma anche con quello pakistano), ma spesso è lui ad avere una posizione di forza.
Il capo organizzativo Bin Laden è il leader politico e l'anima spirituale di Al-Qaeda. Il capo organizzativo è Mohammad Atef, conosciuto anche come Abu Hafs. E' lui a scegliere gli obiettivi e ad organizzare gli attentati.
I servizi segreti di Bin Laden Lo sceicco terrorista dispone di una vera e propria intelligence. Il capo è Mohammad Mousa, uno dei ricercati numero uno dall'Fbi.
Le origini La data di nascita ufficiale è il 10 marzo 1957 a Riyadh, capitale dell'Arabia Saudita. Ma c'è chi sostiene che sia nato in uno sperduto villaggio dello Yemen. Per altri ha invece visto la luce sulle montagne afghane. Un mistero. Sarebbe il settimo di 24 figli. Ma per altri è il diciassettesimo di 42. Per altri ancora il ventesimo di 57. Certo è che viene da una famiglia ricchissima. Il padre è infatti un costruttore yemenita che fa fortuna in Arabia Saudita. Tutte le opere principali del Paese sono realizzate dai Bin Laden. Quando Osama rimane orfano eredita l'equivalente di seicento miliardi di lire.
Il destino nel nome Sembra che Osama Bin Laden sia molto fiero del proprio nome. Osama era infatti un letterato siriano che combatté contro i crociati fino alla riconquista araba di Gerusalemme con Saladino nel 1187.
La conversione Pare che Bin Laden abbia condotto una giovinezza molto dissoluta. Sarebbe stato un assiduo frequentatore dei casino e dei bordelli della Beirut pre-guerra civile. La svolta avviene con l'invasione sovietica dell'Afghanistan (1979). Osama parte in aiuto dei fratelli musulmani in lotta contro gli atei comunisti. Inizia ad investire le proprie ricchezze per reclutare volontari, e, in seguito, per addestrarli e per fornirgli le armi necessarie per combattere al fianco dei mujaheddin afgani. Crea così il Fronte di salvezza islamico, potendo tra l'altro contare anche sull'aiuto economico proveniente dagli Stati Uniti e sul più o meno esplicito appoggio della Cia.
Lo spartiacque della Guerra del Golfo Vinta la battaglia contro l'Unione Sovietica, torna in Arabia Saudita. Ma qui è sconvolto dalla scelta del governo di Riad di appoggiare gli Usa nella guerra contro Saddam Hussein. Non sopporta la presenza degli "infedeli" a guardia dei luoghi santi dell'Islam. Nel 1991 si convince che è arrivato il momento di combattere l'altra superpotenza infedele, quegli stessi Stati Uniti che lo avevano in precedenza sostenuto e finanziato. Fonda così Al Qaeda.
Dopo la Guerra del Golfo Nel 1992 si rifugia in Sudan. Nel 1996 tenta di rientrare in Arabia Saudita, ma il Paese gli toglie la cittadinanza e Osama chiede ospitalità all’Afghanistan, dove si troverebbe tuttora. E’ da lì che lancia la "guerra santa" contro gli Stati Uniti, diventati per lui il nemico numero uno dopo la Guerra del Golfo e l’operazione "Restore Hope" in Somalia.
Le imprese più note Gli Stati Uniti lo ritengono responsabile degli attentati al centro di addestramento della Guardia nazionale saudita a Riad (1995), a Dahran (1996), alle ambasciate americane a Nairobi e a Dar Es Salaam (1998) e alla nave Uss Cole, ormeggiata ad Aden (2000). Adesso anche degli attentati di New York e Washington dell'11 settembre 2001.
Il Fronte internazionale Islamico Coalizione fondata nel giugno 1998 da sette formazioni islamiche che sostengono la guerra santa all'America e a Israele anche attraverso l'uccisione dei civili. L'obiettivo ultimo è la creazione di un unico Stato islamico, la Umma. Tra i più importanti i Talebani, il movimento islamico al potere in Afghanistan che ospita e protegge Bin Laden e il cui leader, il mullah Mohammad Omar, ha sposato una figlia di Bin Laden. C'è poi l'Harakat al Ansar, gruppo islamico che si batte per la secessione del Kashmir indiano e la sua unione al Pakistan. Aderiscono inoltre tre gruppi egiziani, la Jihad islamica egiziana il cui leader, Ayman al Zawahry, è un collaboratore strettissimo di Bin Laden; il Gruppo islamico che fa capo allo sceicco cieco Omar Abdel Rahman in carcere negli Usa in quanto mandante del primo attentato al World Trade Center (26 febbraio 1993, 6 morti); l'Avanguardia della conquista diretto da Yasser al Sirri. Completa la coalizione il giordano Esercito di Maometto.
Gli irregolari di Bin Laden Bin Laden ha coinvolto nella azioni della sua Al Qaeda anche diverse islamiche radicali, che non mirano alla Umma, ma lottano per obiettivi nazionali. Tra questi la Hezbollah libanese, il movimento palestinese Hamas e la Jihad islamica palestinese. Con questi gruppi esistono delle intese tattiche per singole operazioni. Anche il Gia (Gruppo islamico armato algerino) collabora con Bin Laden.
Il laboratorio afghano Bin Laden ha creato in Afghanistan un vero e proprio centro di formazione per militanti della jihad. I volontari arrivano da tutto il mondo e vengono addestrati in appositi campi vicino al confine con il Pakistan. Dopo una fase di indottrinamento ideologico e di preparazione militare, i guerriglieri vengono mandati in prima linea contro gli oppositori tagiki nel Nord del Paese. Finito questo periodo i militanti vengono rimandati nei rispettivi Paesi, pronti ad agire per eventuali operazioni. Sono "soldati dormienti", mimetizzati tra la gente comune.
L'atomica di Bin Laden Il disertore Jamal Ahmed Al-Fadl, consegnatosi agli Usa dopo aver rubato 110mila dollari alla Al Qaeda, ha raccontato che Bin Laden lo aveva inviato nelle repubbliche ex sovietiche con oltre 3 miliardi di lire. Scopo: l'acquisto di uranio arricchito per fabbricare armi atomiche. Si sospetta che la collaborazione con il Pakistan (che il nucleare ce l'ha) sia mirata all'acquisizione di materiali o di know-how per arrivare all'atomica.
Strumenti informatici Il network di Bin Laden dispone di mezzi tecnologici altamente sofisticati: computer, telefoni cellulari satellitari, radar. Le comunicazioni avvengono attraverso e mail cifrate.
Lo spot di Bin Laden Nei Paesi arabi non è difficile trovare il cd rom "promozionale" di Bin Laden. Contiene un'antologia di suoi discorsi e alcuni filmati sui campi di addestramento.
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