Un Paese senza pace
Afghanistan
La fine dei Talebani, il ritorno del re: un futuro diverso?


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Dopo cinque anni il regime dei Talebani crolla sotto i colpi degli Usa e dell'Alleanza del Nord. A Bonn il 5 dicembre 2001 viene disegnato il nuovo assetto dell'Afghanistan: la comunità internazionale stabilisce che sia Hamid Karzai il primo ministro. Il re Zahir Shah può così rientrare nel suo Paese nell'aprile 2002 dopo ventinove anni di esilio... La storia di una nazione profondamente divisa e che ora scommette su un futuro diverso.

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Il punto

18 aprile 2002: torna il re
Mohammed Zahir Shah, re dell'Afghanistan dal 1933 al 1973, torna nella sua patria dopo ventinove anni di esilio. Forse per il Paese inizia una nuova era...



Afghanistan oggi. L'evoluzione dal 7 ottobre

7 ottobre 2001: attacco americano
A 26 giorni dagli attentati di New York e Washington gli Stati Uniti - appoggiati dall'aviazione inglese - attaccano l'Afghanistan. Il Paese governato dal '96 dai Talebani è ritenuto complice dei terroristi di Al Qaeda, autori degli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono. E' lì che Osama Bin Laden ha il proprio rifugio ed è lì che ci sono le basi più attive della rete. Le operazioni di guerra in quel territorio non sono semplici e gli Usa sono in Afghanistan per rimanerci. Quando Bush chiese agli americani di avere "molta pazienza", non bluffava affatto.

Lotta incerta: inizio della fine o fine dell'inizio?
Dopo aver perso Kabul e Jalalabad, i Talebani abbandonano anche la loro roccaforte Kandahar. La domanda che tutto il mondo si sta ponendo è: quando finirà la guerra? L'Alleanza del Nord ha formato un nuovo governo provvisorio affidandolo a Rabbani, presidente legittimo dell'Afghanistan destituito nel 1996 dai Talebani. Ma la situazione è più che mai confusa.

La delusione dell'ex re
L'ex re Zahir Shah Mohammad, dal suo esilio di Roma, non nasconde l'irritazione per una situazione che non riesce a controllare. Le forze entrate nella capitale sono prevalentemente tagike e uzbeke. La paura è che alla sconfitta dei Talebani corrisponda l'emarginazione dei pashtun, principale etnia del Paese. Le divisioni tra le etnie portarono alla guerra civile del 1992. Per questo gli Usa avevano chiesto all'Alleanza del Nord di rallentare l'avanzata su Kabul. Manca un progetto unitario per il Paese.

Dove è nascosto Osama Bin Laden?
Il suo quartier generale è vicino a Kandahar, capitale spirituale dei Talebani situata nell'Afghanistan meridionale, in una zona montagnosa. Bin Laden è qui dal 1996.

13 novembre 2001: cade Kabul
L'Alleanza del Nord conquista Kabul. Invece a Mazar-i-Sharif si continua a combattere. Dunque molto più dura del previsto la resistenza talebana. Nei giorni scorsi erano cadute nelle mani dei ribelli anche altre città, oltre Mazar l'importante Herat. Ma restano nascosti in bunker inaccessibile, Osama Bin Laden e il mullah Mohammad Omar.Dopo i Talebani
La coalizione anti Talebani si appresta a sferrare l'attacco contro Kabul. Sembra scontato che gli "studenti del Corano" abbiano i giorno contati. Ma quale governo guiderà l'Afghanistan di domani?

La vita a Kabul dopo il 13 novembre...
Tre gesti simbolici raccontano la vita in Afghanistan nell'immediato dopo Talebani. Uomini che si radono, donne che camminano per strada senza scorta maschile, tutti che cantano. Le canzonette - bandite sotto il regime degli "studenti di teologia" - sembrano fare del popolo afghano un popolo libero. Al di là della facile euforia e retorica, è vero che si risente la voce del cantante "proibito e in esilio" Farhad Darya o di Ahmad Zahir, interprete di canzoni d'amore e morto in un misterioso incidente stradale nel 1979. L'altro grande della musica afghana Abdullah Muqri - fino a ieri inviso al regime - oggi è tornato con le sue canzoni.

Le pressioni dei Paesi vicini
Sul futuro dell'Afghanistan premono potenze mondiali (Usa e Russia propongono un governo di unità nazionale sotto l'egida dell'Onu) e potenze regionali (Iran e Pakistan). Ed entrano in gioco anche le Repubbliche dell'Asia centrale un tempo parte dell'Urss (soprattutto Uzbekistan e Kazakhstan). Una situazione complessa, destinata ad intrecciarsi con la strategia della tensione condotta da Bin Laden a livello mondiale.

I timori di Islamabad
Il Pakistan guarda con sospetto un'egemonia dell'Alleanza del Nord. Per Pervez Musharraf un governo afghano senza un'adeguata rappresentanza pashtun sarebbe una sconfitta politica pesantissima. Molti esponenti di rilievo dell'esercito pakistano potrebbero a quel punto abbandonare il presidente al suo destino e optare per un golpe filo-pashtun. Gli Usa continuano la caccia ad Osama Bin Laden. Difficile, comunque, che un'eventuale sua cattura porti alla fine delle ostilità.

Il vertice di Bonn
Presenti quattro gruppi: Alleanza del Nord, pashtun del "Gruppo di Peshawar", hazeri del "gruppo di Cipro" e monarchici fedeli a Zahir Shah. I lavori si sono svolti sotto l'egida delle Nazioni Unite.

5 dicembre 2001: accordo a Bonn
Dopo nove giorni di trattative la conferenza delle etnie afghane a Bonn ha prodotto un accordo. Il governo transitorio dell'Afghanistan sarà guidato dal leader pashtun Hamid Karzai. La data per l'entrata in carica della nuova amministrazione è il 22 dicembre. Il governo durerà in carica sei mesi fino alla convocazione della Loya Jirga, l'assemblea tradizionale dei capi etnia e tribù. Sarà questa a nominare poi un governo transitorio di due anni che si occuperà di redigere una nuova costituzione e di preparare elezioni generali. Il ministro degli Esteri sarà Abdallah Abdlallah. Mohammad Fahim sarà ministro della Difesa e Yunis Qanuni guiderà il dicastero dell'Interno. Tutti e tre hanno già ricoperto gli stessi incarichi all'interno dell'Alleanza del Nord. L'intesa prevede che il consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite dia mandato a una forza internazionale di garantire la sicurezza nella capitale Kabul.

6 dicembre 2001: la resa dei Talebani
Il mullah Mohammad Omar ha accettato il 6 dicembre 2001 la resa di Kandahar, l'ultima roccaforte ancora in mano degli "Studenti del Corano". I Talebani di Kandahar hanno cominciato a consegnare le armi venerdì 7 dicembre. Nella città è scattato l'immediato cessate il fuoco e sono finiti anche i raid delle forze americane. I negoziati in Afghanistan li ha seguiti in prima persona il futuro capo del governo provvisiorio di Kabul Hamid Zarzai che si trova a Quetta, e ha trattato con l'ex ministro della difesa Obaidullah, con il comandante Mullah Bir Ader e Naqib Ullah. Del mullah Omar, ad ogni modo, nessuna traccia. Sarebbe in fuga nelle regioni orientali dell'Afghanistan.

14 febbraio 2002: ucciso ministro dei Trasporti
L'Afghanistan non riesce a tornare alla normalità. Il 14 febbraio è stato prima aggredito e poi percosso a morte da pellegrini afghani il ministro del Trasporto aereo e del Turismo del governo provvisorio Abdul Rahman. Doveva raggiungere la sua famiglia rifugiatasi a Nuova Dheli durante la guerra. Rahman è stato ucciso all'aeroporto di Kabul, percosso a morte dai fedeli infuriati che da giorni aspettavano di poter partire per la Mecca. Su 4 mila che aspettavano erano riusciti a imbarcarsi in 800. I pellegrini - arrabbiati dai diversi voli annullati - hanno circondato l'aereo nel quale stava Rahman, l'hanno fatto scendere e l'hanno massacrato. L'aeroporto è stato chiuso e i controlli aumentati. Anche perché il governo è convinto che tra i pellegrini si nascondano militanti di Al-Qaeda che approfittano dei pellegrinaggi per lasciare il Paese. Lunedì scorso era arrivata a Kabul una delegazione dall'Arabia Saudita - che non ha ancora riaperto la sua ambasciata in Afghanistan - per accelerare la concessione di visti a circa 15 mila pellegrini afghani.




I protagonisti della recente storia afghana

L'ex re Mohammad Zahir Shah
A lui ha pensato subito la diplomazia internazionale. Ha governato l'Afghanistan per 40 anni. Ora ne ha 86 e dal 1973 è in esilio in Italia.

Abdul Salam Zaeef
Ambasciatore dei Talebani in Pakistan. Dall'inizio della crisi è per tutto il mondo il volto ufficiale di Kabul. Potrebbe essere il rappresentante dei Talebani in un governo di unità nazionale del dopoguerra.

Abdul Wakil Muttawakil
Ministro degli Esteri afghano. Un altro Talebano spendibile per un governo di ricostruzione. Considerato un moderato, si diceva addirittura che avesse già lasciato i Talebani. La voce è stata però smentita.

La nipote del re
Belquis Zahir, la nipote dell'ultimo re afghano in esilio a Roma, vive nell'isola di Filicudi (Eolie). In un'intervista al giornale on line www.strettoindispensabile.it racconta che ha scelto Filicudi come terra d'esilio perché le ricorda la bellezza selvaggia dell'Afghanistan di trent'anni fa.

Il comandante Ahmad Massud
Ahmad Shah Massud era il comandante militare del Fronte Unito, la coalizione delle forze che si oppongono al regime ultraortodosso dei Talebani. Domenica 9 settembre 2001 subisce un attentato dinamitardo ad opera di un commando suicida. Per molti è opera di Osama Bin Laden. Un favore ai Talebani che lo ospitano dal 1996. Negli anni della lotta agli invasori sovietici, Massud si guadagna la fama di comandante imbattibile e viene ribattezzato "il leone del Panshir". Di origine tagika, è musulmano, ma lontano anni luce dall'integralismo. La sua scomparsa sarebbe un colpo durissimo per l'opposizione anti-talebana.



La storia. Prima dei Talebani

Gli anni precedenti
L'Afghanistan è stato per secoli terra di conquista per russi e inglesi. Negli anni Venti diventa a tutti gli effetti un Paese sovrano, ma deve continuamente confrontarsi con gli ingombranti vicini: Urss, Pakistan e India. Dopo una grave crisi economica, nel 1973 Muhammad Daud si impadronisce del potere, abbatte la monarchia e proclama la repubblica. Fautore di una politica di non allineamento, viene eletto alla presidenza del Paese nel 1977, ma l’anno seguente cade vittima di un colpo di stato ordito da militari filosovietici. Un Consiglio rivoluzionario avvia un programma di socializzazione che incontrò presto l’ostilità dei contadini e dell'élite musulmana. A sostegno del governo in crisi, nel 1979 l'Urss invade l'Afghanistan. Si apre una crisi internazionale. Gli Usa e molti Paesi occidentali non prenderanno parte per protesta alle Olimpiadi di Mosca del 1980.
Alla presidenza del Paese viene insediato Babrak Karmal. La resistenza antisovietica diventa guerra santa contro l’invasore straniero e infedele. La guerriglia, organizzata per clan, si diffonde su tutto il territorio. Verso la metà degli anni Ottanta, le forze governative e le truppe sovietiche (composte da circa 200.000 soldati) controllano le grandi città e le maggiori vie di comunicazione, ma le campagne e le montagne sono in mano ai mujaheddin. Più di tre milioni di persone si rifugiano in Pakistan e in Iran per sfuggire alle massicce offensive delle truppe governative. I campi profughi in Pakistan diventano il retroterra della guerriglia afghana.
Nel 1986 Karmal venne sostituito da Muhammad Najibullah. Usa e Pakistan sostengono sempre più massicciamente i mujaheddin. Tra il maggio 1988 e il febbraio 1989 l'Urss si ritira dall'Afghanistan. Nell’aprile 1992, dopo tre anni di intensi combattimenti, i mujaheddin occupano Kabul ed eliminano ciò che resta del regime filosovietico.

Un conflitto eterno
L'incapacità di trovare un disegno unitario è un male cronico delle forze politiche afghane. Difficile che l'Occidente possa trovare interlocutori "affidabili" tra gli attuali leader dell'opposizione. Non va dimenticato che fu il governo Rabbani-Massud tra il 1992 e il 1996 ad imporre il burqa (il velo integrale) alle donne e ad avviare una repressione durissima delle libertà civili e politiche. I Talebani furono i più abili ad approfittare del caos in cui versava il Paese, dando alla popolazione stremata un'illusione di pace e di ordine.

Dopo il 1992
La resistenza afghana era divisa, essenzialmente su basi etniche, in quattro componenti principali: la Jamiat-i Islami, islamica moderata, composta da tagichi e guidata da Ahmed Shah Massud e da Burhanuddin Rabbani; l’Hezb-i Wahdat, sciita, guidata dallo sceicco Ali Mazari e sostenuta dall’Iran; l’Hezb-i Islami, islamica radicale, appoggiata dal Pakistan, composta essenzialmente da phatani e guidata da Gulbuddin Hekmatyar; infine, gli uzbeki del generale Rashid Dostum. In breve tempo i contrasti etnici e politici in seno alla Resistenza esplodono violentemente, soprattutto tra gli islamici moderati di Rabbani, che aveva assunto la presidenza del paese ed era sostenuto da Dostum, e l’Hezb-i Islami di Hekmatyar. Si torna alla guerra civile. Alla fine, spuntano i Talebani, nati nel 1994 e sostenuti da Pakistan, Arabia Saudita e Stati Uniti. Nel 1996 entrano a Kabul. Non se ne sono più andati.



Arte

Museo nazionale dell'antichità di Dushanbe
E' considerato il Louvre dell'Asia centrale. Nel museo è esposto un colossale Buddha di terracotta, alto quattordici metri. E' nella posizione del nirvana. Costituisce una scultura unica al mondo. I reperti presenti nel museo appartengono ai movimenti dell'Ellenismo, Zoroastrismo e Buddismo. L'Afghanistan centrale per quasi nove secoli - dal IV a.C al VII - fu un regno ellenistico che prosperò alle porte dell'India e della Cina. Questi tesori sono a rischio: potrebbero essere colpiti dai raid aerei.

  Grandinotizie.it/ 18/aprile/2002